
Elia II in piazza a Tbilisi contro la dittatura comunista
È morto questa sera a Tbilisi, all’età di 93 anni, Sua Santità Ilia o Elia II, Catholicos-Patriarca di tutta la Georgia. Con lui scompare il più anziano Patriarca in esercizio dell’intero cristianesimo: eletto il 25 dicembre 1977, alla sua elezione in Georgia restavano appena 15 diocesi e 30 chiese attive dopo decenni di persecuzioni sovietiche.
Nato nel 1933, al secolo Irakli Shiolashvili, discendente della nobile famiglia Bagrationi — l’antica dinastia reale georgiana — fu ordinato monaco con il nome di Elia, in omaggio al grande profeta biblico, e consacrato Patriarca a soli quarantaquattro anni. Una giovinezza al servizio di un compito immane.
Il suo patriarcato ha rappresentato una vera e propria rinascita, ma alcuni commentatori affermano triofalmente una “resurrezione” per la Chiesa Apostolica Autocefala Ortodossa di Georgia. Alla sua morte il paese conta 47 diocesi, circa 2.000 parrocchie attive e oltre 3.000 sacerdoti, senza contare la grande attività dei sacerdoti e delle comunità parrocchiali della diaspora georgiana nel mondo. Non si tratta di semplici numeri, ma di anime ricondotte alla fede dopo il lungo deserto del regime sovietico, dell’autoritarismo del socialismo reale, il cui esponente più irriducibile era stato proprio il georgiano Koba Džugašvili, che il mondo conobbe tristemente come Iosif Stalin.
Nel suo ruolo di più longevo Patriarca del mondo ortodosso in esercizio Elia II ha accompagnato la Georgia attraverso la parte conclusiva, ma anche la violentissima oppressione del recalcitrante regime comunista, le rese dei conti armate tra anni Novanta e Duemila e la nascita faticosa di uno Stato indipendente.
Era presente tra la folla il 9 aprile 1989, quando le truppe sovietiche dispersero i manifestanti in piazza a Tbilisi lasciando sull’asfalto 22 morti. Il Patriarca in mezzo al suo popolo nel momento del pericolo non fu mai dimenticato. Non stupisce che nel 2013 un sondaggio nazionale lo indicasse con il 94% di gradimento come il personaggio più amato e fidato della Georgia.
Profondamente preoccupato dal calo demografico del paese e della eccessiva emigrazione che stava svuotando di giovani la nazione, nel 2007 annunciò di voler battezzare personalmente ogni terzo figlio nato nelle famiglie georgiane. L’iniziativa generò un vero e proprio “baby boom” nazionale. Alla sua morte risulta padrino spirituale e ministro del Battesimo di oltre 48.000 bambini georgiani: una paternità senza paragoni cristi nella storia cristiana contemporanea.
Teologicamente, Elia II non era un intellettuale da cattedra: era un pastore. La sua visione, si fondava sul custodire l’identità cristiana come colonna portante e irrinunciabile dell’identità georgiana e ciò lo ha reso una figura insieme carismatica per il suo popolo e altrettanto controversa per tutti quelli che attentano e hanno attentato all’identità Cristiana del Caucaso in particolare. La sua resistenza all’ecumenismo istituzionale, il sostegno alla restaurazione monarchica dei Bagrationi e le posizioni dottrinali tradizionaliste rispecchiano una teologia incarnata nel destino concreto di un popolo, radicata nella terra più che astratta nei codici. Tra i primi e più significativi incontri incontri con il mondo cattolico, vi fu quello con l’allora Nunzio Apostolico, poi cardinale, S.E. Mons. Francesco Colasuonno, nostro conterraneo.
Nonostante i numerosi problemi di salute che lo affliggevano, Elia II è rimasto vigile e combattivo finché ha potuto, incarnando al tempo stesso il Servizio Ecclesiastico e la devozione integrale alla sua chiesa nazionale.
Carlo Coppola









