Secoli di fede e storia nel cuore di Bari vecchia: presentato all’Università Aldo Moro il volume sulla Chiesa e sull’Arciconfraternita di San Giuseppe

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Il volume presentato nel convegno

Il volume presentato nel convegno

Lunedì 16 marzo, nell’Aula Magna del Palazzo Ateneo dell’Università degli studi di Bari Aldo Moro, è stato presentato il volume di Dora Donofrio Del Vecchio intitolato «La Chiesa e l’Arciconfraternita di San Giuseppe nel Borgo antico di Bari. La loro secolare storia» (Schena Editore, Fasano 2025, con traduzione in lingua inglese). Un libro che nasce da una ricerca paziente e appassionata, condotta da chi conosce quel sodalizio dall’interno: l’autrice è consorella, archivista e segretaria del consiglio direttivo dell’Arciconfraternita.

L’evento ha riunito attorno al volume studiosi, autorità civili e religiose, in un pomeriggio di confronto denso di memoria e significato. Ha introdotto i lavori la prof.ssa Isabella Di Liddo, docente di Storia dell’Arte moderna all’Università di Bari, che ha sottolineato la portata scientifica dell’opera: «Questo volume si configura non soltanto come uno studio monografico dedicato alla Chiesa di San Giuseppe nel Borgo di Bari, ma anche come un contributo più ampio alla conoscenza della storia delle confraternite pugliesi». Di Liddo ha ricordato come questi sodalizi, pur estranei alla struttura gerarchica ecclesiastica, abbiano svolto nei secoli una funzione di primo piano nella trasmissione della religiosità cittadina, configurandosi come strumenti efficaci di organizzazione comunitaria e di partecipazione dei laici alla vita pubblica della religione.

Intervento di Vito Leccese

Intervento di Vito Leccese

Il sindaco di Bari Vito Leccese ha portato il saluto dell’amministrazione comunale, definendo la pubblicazione «una produzione scientifica molto importante» e richiamando il valore identitario del luogo: «Quando si attraversa l’arco di Largo Chiurlia e ci si affaccia nella Chiesa di San Giuseppe è un po’ come respirare una storia millenaria della città di Bari». Il sindaco ha anche sollevato il tema della tutela dell’autenticità del Borgo antico, messa alla prova dal fenomeno della turistificazione, pur riconoscendo nell’attrattività culturale una risorsa da valorizzare con consapevolezza.

Don Nicola Bux, rettore della chiesa e padre spirituale dell’Arciconfraternita, ha ricordato le figure che nei decenni hanno contribuito alla ricerca storica sul sodalizio, a partire dalla prof.ssa Maria Pia Pontrelli, autrice di uno studio sull’archivio dell’Arciconfraternita che ha rappresentato la base di partenza per le indagini successive. Ha anche richiamato l’esplorazione dell’ipogeo della chiesa compiuta da Greco e Chiaffarata, «prima esplorazione alla ricerca di questo primitivo edificio sacro che si chiamava Sant’Andrea dei Sannaci». Don Bux ha poi evidenziato il valore della traduzione in inglese, curata dall’avvocato Francesco Patruno: con lo sviluppo del turismo, la Chiesa di San Giuseppe — posta proprio all’ingresso del percorso principale che dalla stazione conduce verso la Cattedrale e San Nicola — può ora essere conosciuta da un pubblico internazionale.

La presidente dell’Arciconfraternita, signora Mina Lorusso, ha spiegato le intenzioni originarie del progetto editoriale: «Il libro nasce dall’intento di ricostruire l’elenco di tutti i padri spirituali, cappellani, priori e confratelli dall’arciconfraternita dal 1598 ad oggi». Un intento che si è progressivamente allargato fino a comprendere la storia dell’edificio sacro e del sodalizio che lo custodisce da oltre quattrocento anni. Nel volume sono ricordati gli artisti, gli artigiani e i donatori che hanno contribuito alla rinascita recente della chiesa, a partire dal 1987, quando l’arcivescovo Mariano Magrassi nominò commissario l’avvocato Eustachio Sisto e rettore don Nicola Bux.

La prof.ssa Mimma Pasculli, presidente del Centro Ricerche di Storia Religiosa in Puglia, ha tracciato un excursus sulle oltre cinquanta pubblicazioni promosse dal Centro, fondato nel 1986 da Cosimo Damiano Fonseca — figura ricordata con commozione da più relatori nel primo anniversario della morte — e ha sottolineato il rigore metodologico con cui Donofrio Del Vecchio ha condotto le sue ricerche.

L'intervento di don Nicola Bux

L’intervento di don Nicola Bux

L’autrice Del Vecchio ha infine illustrato la genesi e la struttura del volume, articolato in tre parti: la prima dedicata alla storia della chiesa e dell’Arciconfraternita, agli Statuti, alla fondazione del Monte funerario e alle cappelle nel cimitero di Bari; la seconda ai padri spirituali, ai priori e agli organi sociali; la terza a una ricca appendice documentaria. Un’opera corredata da un ampio apparato iconografico che testimonia secoli di committenza artistica: dalla settecentesca statua di San Giuseppe e del Bambino attribuita a Giovanni Corsi, alla pala dell’altare maggiore attribuita a Nicola Porta, allievo del Giaquinto, fino agli stucchi e ai dipinti di Nicola Colonna, artista barese oggi riscoperto dalla critica.

La storia di questa chiesa è, in fondo, uno specchio della storia di Bari. Costruita prima del Mille per voto dalla nobile Romana Dottula, moglie del greco Kiril Iohannacio, e intitolata inizialmente a Santa Maria di Iohannacio, fu distrutta nel 1156 da Guglielmo il Malo e più volte riedificata nei secoli. Scampata alla demolizione dopo i gravi danni dello scoppio del piroscafo americano Charles Henderson nel porto di Bari il 9 aprile 1945 — salvata dall’arcivescovo Marcello Mimmi e dal Genio Civile — e riportata al culto nel 1987 dopo anni di chiusura, la Chiesa di San Giuseppe è oggi «un gioiello di architettura sacra» e uno scrigno di arte e spiritualità nel cuore del Borgo antico.  A completare la storia della Chiesa, va ricordato che l’Arciconfraternita ebbe origine in età controriformistica, segnando una tappa fondamentale per la vita spirituale e sociale della comunità locale.

Con questa pubblicazione, la storia millenaria della Chiesa di San Giuseppe e della sua Arciconfraternita smette di essere patrimonio esclusivo degli addetti ai lavori e diventa, finalmente, bene comune.

M. Siranush Quaranta

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