
Opera missionaria dei monaci Teatini nel Caucaso @teatinos.org
L’Ordine dei Chierici Regolari Teatini rappresenta una delle espressioni più significative del rinnovamento cattolico del XVI secolo, nato dalla volontà di riformare il clero e restaurare la primitiva vita apostolica. Fondato a Roma il 14 settembre 1524 da quattro membri dell’Oratorio del Divino Amore – Gaetano di Thiene, Gian Pietro Carafa (futuro Papa Paolo IV), Bonifacio de’ Colli e Paolo Consiglieri – l’Ordine prese il nome di “Teatini” dal titolo episcopale di Carafa, vescovo di Chieti (Teate in latino). La prima sede dei Teatini fu la chiesa di San Nicola dei Prefetti in Campo Marzio, dove si dedicavano all’ufficio di divino, allo studio e all’assistenza agli ammalati presso l’ospedale di San Giacomo in Augusta. Dopo il sacco di Roma del 1527, i Teatini si rifugiarono a Venezia e da lì si espansero rapidamente in Italia e in tutta Europa.
Fu nell’apostolato missionario che i Teatini scrissero pagine straordinarie della loro storia, particolarmente nelle terre del Caucaso. L’impulso missionario nacque dall’ardente desiderio di Padre Pietro Avitabile, che dopo presunte apparizioni private di San Gaetano e della Beata Vergine Maria, si sentì chiamato all’evangelizzazione. L’incontro con il celebre viaggiatore Pietro della Valle, appena tornato dalla Georgia con racconti affascinanti di quelle terre lontane, convinse Avitabile a intraprendere la missione caucasica. Nel 1626 i primi religiosi teatini raggiunsero la Georgia, l’Armenia e la Colchide, dando avvio a un’attività missionaria che si protrasse per oltre settanta anni, fino al 1700.
I Teatini operarono in quattro regni della Georgia occidentale: Kartli, Mingrelia, Guria e Imereti, stabilendo nelle capitali di Gori, Zugdidi, Ozurgheti e Kutaisi collegi per l’istruzione dei giovani, ospizi e ospedali. La loro azione non si limitò all’evangelizzazione ma assunse anche una dimensione profondamente umanitaria: i missionari si distinsero nel combattere il traffico di schiavi cristiani, inclusi bambini, venduti ai mercanti ottomani, offrendo rifugio a chi rischiava la schiavitù e cercando di convincere i nobili locali a cessare questa pratica disumana. Operavano in terre di antica tradizione cristiana ma spesso isolate e soggette all’influenza ottomana e persiana, in un contesto sociale, politico ed economico estremamente complesso e difficile.

Padre Clemente Galano @teatinos.org
Tra le figure chiave della missione caucasica spicca Padre Clemente Galano, che dedicò la sua vita all’apostolato tra gli Armeni. Su richiesta del governo generale dell’Ordine, Galano scrisse la prima grammatica della lingua armena, stampata dalla tipografia di Propaganda Fide a Roma nel 1645, opera fondamentale per la diffusione della cultura armena in Occidente. Tra il 1641 e il 1644 aprì a Costantinopoli la Scuola armena con la Cattedra armena, centro culturale di primaria importanza. Il suo impegno più significativo fu dedicato all’unione degli armeni di Polonia con la Santa Sede: gli armeni polacchi chiesero espressamente l’invio di Padre Galano per attuare l’unione tra la Chiesa Armena e la Chiesa Cattolica. Galano scrisse anche opere fondamentali sulla storia e la teologia della Chiesa Armena, tra cui la Conciliatio Ecclesiae Armenae cum Romana.
Altra figura straordinaria fu Cristoforo Castelli, nato a Genova nel 1597 ma trasferitosi da bambino a Palermo. Nel 1631 Papa Urbano VIII lo inviò in Georgia con il compito specifico di inviare ogni anno disegni e resoconti dettagliati sulla vita nel paese caucasico. Castelli rimase in Georgia per ventidue anni, portando avanti un’opera di evangelizzazione attraverso le immagini, documentando con straordinaria precisione la vita locale e le figure ecclesiastiche del tempo. Nel 1655, ormai anziano, venne richiamato in Italia. Durante il viaggio di ritorno verso Palermo, uno dei suoi sette quaderni di appunti e schizzi, il più prezioso, andò perduto in mare. Con dedizione commovente, Castelli si dedicò all’impresa di rifare a memoria tutti i disegni, nonostante fosse ormai mezzo cieco e con le dita gonfie per l’artrite. Morì a Palermo nel 1660, lasciando un patrimonio documentale inestimabile sulla Georgia del XVII secolo.

L’Impero Ottomano nel XVII secolo @teatinos.org
Un altro missionario teatino di rilievo fu Francesco Maria Maggio, nato a Palermo nel 1612 e morto nella stessa città nel 1686. Compì un lungo viaggio in Siria, Persia, Armenia e Georgia, e al ritorno scrisse il Syntagmata linguarum orientalium quae in Georgiae regionibus audiuntur nel 1643, opera che includeva la prima grammatica della lingua georgiana mai realizzata, contributo fondamentale agli studi linguistici e culturali del Caucaso.
Nel 1627 Papa Urbano VIII affidò ai Teatini la direzione del Collegio de Propaganda Fide, l’attuale Università Urbaniana, per la formazione dei missionari provenienti da diverse regioni del mondo, responsabilità che venne riconfermata nel 1641 e che portò alla costruzione di una nuova sede nel 1643. Tuttavia, a causa di tensioni interne all’Ordine riguardo alla vita religiosa condotta dai padri nel Collegio, i Teatini abbandonarono definitivamente questo incarico nel 1646.
L’apostolato dei missionari Teatini in Georgia e Armenia si caratterizzò per la vigilanza sui costumi dei fedeli e del clero e per l’attività tra rinnegati e protestanti europei. Oltre all’aspetto religioso, i Teatini portarono una profonda conoscenza della cultura italiana che influenzò l’architettura e le arti locali. Nonostante gli enormi sforzi, la missione teatina affrontò sfide immense e, sebbene non ottenesse tutti i risultati sperati in termini di conversioni, lasciò una ricchissima documentazione storica e testimonianze culturali che ancora oggi costituiscono fonti preziose per la conoscenza di quelle terre e di quell’epoca. La presenza teatina nel Caucaso rappresenta un capitolo luminoso della storia missionaria italiana del XVII secolo, testimonianza di fede, coraggio e dedizione culturale che trascende i secoli.
M. Siranush Quaranta









