A Natale anche le città lontane sembrano più vicine. Yerevan, capitale dell’Armenia, in questo periodo dell’anno appare raccolta e luminosa, ma anche frenetica. Gli Armeni, infatti, pur festeggiando solitamente la Pasqua con il calendario latino festeggiano il Natale di Cristo secondo la tradizione orientale tra il 5 e 6 gennaio. La luce invernale, sobria ma intensa, scivola sulle pietre rosate degli edifici e rende più vivida ogni cosa: le strade, i volti, i dettagli che durante l’anno passano inosservati.
Passeggiare per Yerevan a Natale significa entrare in contatto con una città che parla attraverso la sua storia e la sua arte. Le piazze e i viali sono punteggiati di sculture che non si impongono allo sguardo, ma accompagnano il cammino quotidiano. Se gli abitanti corrono frenetici, chi ha tempo di percorrerla come turista, rallenta il passo, lo sguardo, il cuore. Tra queste presenze silenziose si riconosce la mano di Ghoukas Choubarian (1923–2009), anche nominato come Lukas Choubarian, uno dei più importanti scultori armeni del Novecento.
Al Matenadaran, il grande istituto dei manoscritti antichi, le figure di San Mesrop Mashtots, padre dell’alfabeto armeno e del suo allievo Koryun, accolgono il visitatore con una forza composta e solida virilità. I volumi costruttivi, i volti concentrati sembrano trattenere la luce, trasformandola in potenza della memoria. Poco distante, nell’area del Teatro dell’Opera, le statue di Hovhannes Tumanyan, grande narratore e poeta, e del compositore Alexander Spendiaryan dialogano con lo spazio urbano, diventando parte integrante della vita cittadina e del paesaggio e non mettono né imbarazzo né soggezione ma generano un senso di appartenenza e di orgoglio.
La scultura di Choubarian è fatta di misura ed essenzialità. Le sue opere non cercano l’enfasi, ma impongono la persistenza dello sguardo. Nel periodo natalizio, la luce naturale di Yerevan valorizza ulteriormente le forme e la profondità interiore dei soggetti, invitando alla sosta e alla riflessione.
In questo senso, l’arte di Choubarian si accorda perfettamente con lo spirito del Natale: sobria, silenziosa, profondamente umana. Una passeggiata per Yerevan diventa così un viaggio nella luce e nella memoria, capace di rendere più viva la città e il suo racconto.
Carlo Coppola









