Il 15 marzo 1921, a Berlino, Soghomon Tehlirian, studente armeno, uccise in pieno giorno Talaat Pasha, uno dei principali artefici del genocidio armeno, consegnandosi subito. Il gesto, apparentemente solitario, fu l’atto finale dell’Operazione Nemesis. Per anni fu negato che esistesse una tale operazione pianificata. Tehlirian era disposto a pagare per tutti, e da solo, nello stile classico degli omicidi politici di fine Ottocento e di inizio Novecento (notevoli furono gli attentati in cui persero la vita l’imperatrice Sissi, re Umberto di Savoia, il principe Francesco Ferdinando) in cui una serie di giovani (Luigi Lucheni, Giovanni Passannate, Gaetano Bresci, Gavrilo Princip) apparentemente con problemi di disadattamento o di turbe mentali venivano incaricati di commettere omicidi dal sapore rivoluzionario ma che, a ben guardare, hanno modalità e schemi del delitto rituale.
Eric Bogosian, famoso attore, regista e scrittore armeno americano, nel suo libro inchiesta ricorda che Tehlirian fosse un agente scelto della Federazione Rivoluzionaria Armena, essendo anche un sopravvissuto. Nemesis trasformò la vendetta personale in esecuzione politica e, forse, in un omicidio purificatore. Lo stratega principale sarebbe stato tra gli altri Shahan Natalie, intellettuale armeno, che ideò, non da solo, la missione per punire chi il diritto internazionale aveva lasciato impunito. Secondo questa ricostruzione il processo di Charlottenburg (giugno 1921) – cui Tehlirian fu sottoposto – sarebbe stato l’atto finale di una azione piaficata in dettaglio. La difesa avrebbe architettato una brillante messa in scena: Tehlirian venne descritto come vittima traumatizzata, schiava di compulsione psicologica e incubi, ignorando la sua lucidità di agente. L’assoluzione, giunta di fatto, per giustificare infermità mentale temporanea fu una vittoria politica: il tribunale si trasformò in una piattaforma d’accusa contro la Turchia e gli orrori del genocidio. Tutti i testimoni armeni in questo senso sarebbero stati usati come pedine dell’Operazione Nemesis.
Di marca completamente opposta è invece la pièce teatrale “L’imputato non è colpevole” di Tuccio Guicciardini, andata in scena il 30 novembre 2025 presso i Cantieri Teatrali Koreja di Lecce nell’interpretazione degli attori Michele Andrei e Matteo Nigi. Basato sugli atti processuali, lo spettacolo chiede: è giusta la giustizia dei codici o quella che nasce dall’anima ferita? Il verdetto evidenziò lo scontro radicale tra Diritto Positivo (il codice penale tedesco che formalmente lo dichiarava colpevole) e Diritto Naturale (il principio di giustizia superiore che giustificava l’atto in risposta a crimini di massa impuniti). La giustizia etica prevalse su quella codificata.
Eppure una patina di profonda disperazione si evidenziò per il resto della vita negli occhi di Tehlirian che era profondamente cosciente di essere essere – come sottolinea Bogosian – insieme assassino, vittima e simbolo. Per il resto della sua vita Soghom Tehlirian dovette fare i conti con la manipolazione che era stata fatta del suo azione e della sua vita, considerato come non-uomo da coloro che avevano sterminato la sua gente, e allo stesso tempo non degno di parola da coloro che ne avevano armato la mano e la testa. Sacrificò la propria verità per dare voce a un milione e mezzo di morti senza nome. Morì in esilio nel 1960.
Carlo Coppola









