
Il premier armeno Pashinyan con il presidente di PACE 2025 Theodoros Rousopoulos
“L’Armenia occupa oggi un posto tra le nazioni democratiche europee”. Con queste parole Nikol Pashinyan si è presentato all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE 2025), delineando ulteriormente il suo “sogno europeo” per la nazione caucasica, storicamente sospesa tra Oriente e Occidente.
Il primo ministro ha descritto il Consiglio d’Europa come una “casa” in cui l’Armenia democratica ha diritto di appartenenza. Quest’affermazione sembra segnare segnare un distacco dall’orbita post-sovietica e da altri legami, forse anche dal presidente americano che ha recentemente definito il premier armeno come “quell’altro” rispetto all’autocrate azero di cui ricordava il nome. Pashinyan ha sottolineato i progressi democratici compiuti dal 2018: elezioni libere, donne ai vertici delle istituzioni, crescita economica del 43%.
Il cuore del discorso è stato la pace con l’Azerbaigian, siglata a Washington lo scorso 8 agosto. “La pace richiede cure quotidiane”, ha dichiarato. La realtà è più complessa: Pashinyan ha compreso atto che il ritorno degli armeni del Nagorno-Karabakh non è realistico, chiudendo definitivamente un capitolo doloroso, che le opposizioni armeno vedono come simbolo di arrendevolezza, se non di vera e propria connivenza con il nemico.
L’identità europea rivendicata da Pashinyan appare come un’ancora di salvezza per l’Armenia che ha perso il Nagorno-Karabakh e cerca nuovi alleati geopolitici, dovendo fare attenzione che non diventino nuovi per lei “padrini di mafia”. Ha respinto, infine, la definizione do “corridoio di Zangezur”, imposto dall’Azerbaigian, difendendolo un attacco alla sovranità armena.
Questo “Somnium Nicolai” rivela anche alcuni elementi di riflessione: Pashinyan non si fida dell’opposizione armena, accusata di diffondere disinformazione con fondi esteri, un’argomentazione che, tuttavia, è utilizzata anche dai governi autoritari che egli stesso critica. Secondo le indagini del governo armeno, ci sarebbero molte prove di questi atteggiamenti, ma nell’attuale scenario geopolitico mondiale il mandante anonimo potrebbe non essere univoco. Con la preparazione delle elezioni politiche del prossimo anno, il nervosismo politico in Armenia si intensifica.
L’idea di Europa di Pashinyan è quella delle istituzioni e dei valori democratici, ma la democrazia richiede autentica cura ed equilibrio – come profilato nel Sogno di Scipione della Repubblica ciceroniana, e non solo cuore. Oggi questa fiducia sembra impossibile e il ricordo delle violenze e degli arbitrii degli anni 2000 – quando cui governava una parte dell’attuale opposizione – è ancora troppo persistente. Resta da vedere se questo sogno valoriale e democratico di Europa diventerà realtà condivisa o rimarrà l’aspirazione di un leader isolato e di un gruppo più o meno consistente di accoliti.
Carlo Coppola









