Lo splendido “Giulio Cesare” di Händel al Petruzzelli incorona la soprano Lilit Davtyan

  • 0
  • 532 visualizzazioni

Una scena dal “Giulio Cesare” al Petruzzelli

La stagione lirica 2025 del Teatro Petruzzelli ha riaperto i battenti con un capolavoro del barocco operistico: il “Giulio Cesare” di Georg Friedrich Händel. La replica di ieri sera, 24 settembre, ha confermato ancora una volta la grandezza di quest’opera che da tre secoli continua ad affascinare pubblico e interpreti.

Titolo completo dell’opera è “Giulio Cesare in Egitto“, composto nel 1724 su libretto di Nicola Francesco Haym, rappresenta una delle vette artistiche di Händel. La trama, ispirata alle vicende della guerra alessandrina, si sviluppa attraverso l’incontro tra il generale romano e la regina egizia Cleopatra, sullo sfondo delle lotte per il potere. L’opera intreccia sapientemente elementi storici e sentimentali, offrendo ai cantanti arie di straordinaria bellezza e complessità tecnica.

La regia di Damiano Michieletto ha saputo conferire all’allestimento una lettura moderna senza tradire lo spirito dell’opera. Le scene di Paolo Fantin hanno creato uno spazio scenico essenziale ma evocativo, mentre i costumi di Agostino Cavalca hanno bilanciato riferimenti storici e contemporaneità. Il disegno luci di Alessandro Carletti ha contribuito a creare atmosfere suggestive, sottolineando i momenti più drammatici della vicenda. Le coreografie di Thomas Wilhelm hanno aggiunto un ulteriore elemento di raffinatezza visiva.

Sotto la sapiente direzione della bacchetta di Stefano Montanari, l’Orchestra del Teatro Petruzzelli ha offerto una performance di alto livello, dimostrando padronanza dello stile barocco. I tempi sono stati sempre appropriati, permettendo ai cantanti di esprimersi al meglio nelle complesse arie händeliane.

La serata ha visto protagonisti interpreti di livello internazionale. Nicholas Tamagna ha interpretato con autorità il ruolo che dà il titolo all’opera, dimostrando sicurezza vocale e presenza scenica. Giuseppina Bridelli, nel ruolo di Sesto Pompeo, ha confermato le sue qualità di mezzosoprano drammatico, mentre Sara Mingardo ha impreziosito con altrettanta sicurezza il ruolo di Cornelia una voce dal timbro inconfondibile.

Ma è stata indubbiamente la ventiseienne cantante armena Lilit Davtyan la vera protagonista della serata. La soprano che attualmente vive e lavora prevalentemente a Berlino – che nelle recite si alterna nel ruolo di Cleopatra con Sandrine Piau, ha offerto un’interpretazione di rara bellezza e completezza artistica. La sua voce, caratterizzata da un timbro luminoso e da una tecnica impeccabile, si è rivelata ideale per le arie händeliane.

La Davtyan ha saputo cogliere tutte le sfaccettature della regina egizia disegnata da maestro di Halle: dalla seduttrice e sensuale della prima parte all’amante appassionata, fino alla sovrana che lotta con determinazione per il proprio regno. Le arie più virtuosistiche, come le celeberrime “V’adoro pupille”, “Se pietà di me non senti” e “Piangerò la sorte mia” sono state eseguite con facilità tecnica disarmante, mentre nei momenti più intimi la cantante ha dimostrato una maturità espressiva notevole.

La produzione, realizzata in coproduzione con prestigiosi teatri europei (Teatro dell’Opera di Roma, Théâtre des Champs-Élysées, Oper Leipzig, Opéra Orchestre National de Montpellier Occitanie, Capitole de Toulouse), conferma la vocazione internazionale del Teatro Petruzzelli e la sua capacità di proporre spettacoli di altissimo livello.

Il successo della serata, coronato da lunghi applausi per tutti i protagonisti, a cui si sono aggiunti quelli a scena aperta per le arie e i duetti più complessi, testimonia come il repertorio barocco, quando interpretato con competenza stilistica e passione artistica, conservi intatta la sua capacità di emozionare il pubblico contemporaneo. Il pubblico barese ha saputo cogliere appieno la straordinaria complessità psicologica dell’opera, riconoscendone il gusto profondamente barocco della scrittura scenica. Dalla scatola bianca della prima parte, lo spettatore è stato condotto come in un autentico rito collettivo attraverso i più tenebrosi recessi della coscienza umana. La scatola nera della seconda parte ha, invece, orientato sguardo e ascolto verso un’introspezione più intima. Intrepidi a nostra volta sulle poltrone, abbiamo atteso ogni istante la vittoria di Giulio Cesare e della caduta del tiranno, presagendo al contempo la sua stessa inevitabile trasformazione in nuovo despota. In questa dialettica scenica tra luce e ombra, tra spazio aperto e dimensione claustrofobica, l’opera ha dispiegato la sua riflessione sul potere come eterno ritorno, rivelando l’ineluttabile circolarità della storia e la tragica ironia del destino umano.”

Carlo Coppola

10 motivi per andare in Giappone almeno una volta nella vita
Articolo Precedente 10 motivi per andare in Giappone almeno una volta nella vita
Un’esperienza formativa per i giovani del Liceo Classico Socrate di Bari
Prossimo Articolo Un’esperienza formativa per i giovani del Liceo Classico Socrate di Bari
Articoli collegati

Lascia un commento:

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I tuoi dati personali verranno utilizzati per supportare la tua esperienza su questo sito web, per gestire l'accesso al tuo account e per altri scopi descritti nella nostra privacy policy.