L’Esaltazione della Croce rappresenta l’ultima delle cinque feste cristiane cosiddette “dei tabernacoli” secondo la tradizione armena. Questa celebrazione mobile cade la domenica compresa tra l’11 e il 17 settembre, e arriva al termine di quattro festività principali dedicate al Cristo e alla Madonna: Natale ed Epifania, Pasqua, Trasfigurazione di Cristo, Assunzione della Santa Madre di Dio. Quest’anno la Santa Chiesa Apostolica Armena, come le altre chiese di tradizione occidentale e orientale, ha celebrato l’Esaltazione della Croce, chiamata “Խաչվերացը” (Khachverats), il 14 settembre.
Durante questa solennità, in tutte le chiese armene si svolge una cerimonia di grande solennità: la croce viene decorata con fiori colorati e basilico, mentre la sera si tiene una processione accompagnata dal rito liturgico. Il sacerdote traccia il segno della croce benedicendo i quattro punti cardinali, invocando la pace da Dio e aspergendo i fedeli con acqua di rose benedeta.
Come scrisse Gregorio di Tatev, la Santa Croce è divenuta “il ponte che collega cielo e terra, colei che apre le porte del cielo e dà il regno dei cieli in eredità”. Strumento di morte per Cristo, la Croce ha anche sigillato la sua vittoria sulla morte, diventando simbolo supremo dell’amore e sacrificio cristiano.
La parte armena della vicenda della Santa Croce ebbe inizio nel 614, il re persiano Cosroe II conquistò Gerusalemme, devastando la città e trafugando dalla Chiesa della Santa Resurrezione la Croce su cui fu crocifisso Gesù. L’imperatore bizantino Eraclio, devoto cristiano, non tollerò questo sacrilego affontro e intraprese una sorta di guerra santa personale per recuperare la reliquia. Al suo fianco combatté anche un contingente armeno guidato da Mecezio Gnuni.
Secondo la tradizione, Dio apparve in una visione all’imperatore promettendogli la vittoria “perché la tua opera è giusta”. Eraclio trionfò, recuperando la Croce proprio il 14 settembre del 628 riportandola solennemente prima a Bisanzio poi a Gerusalemme attraverso l’Armenia minore, accolta da folle festanti.
Una leggenda secondaria armena narra che sui Monti Karno – intorno alla città dell’Armenia occidentale di Karin – i Persiani tentarono di riconquistare la reliquia, ma gli Armeni li respinsero. Nel luogo dove nascosero la Croce sgorgò miracolosamente una sorgente gelida, dove fu poi edificata la chiesa di Khachka (Khachavank), divenuta meta di pellegrinaggio. Durante il tragitto Eraclio personalmente, inginocchiato, su un carro teneva tra le mani, la Santa Croce. Giunto a destinazione la sollevò sulla cima del Golgota e vi fece edificare (o meglio riedificare intorno) la Basilica della Santa Resurrezione ad uso di tutti i diversi gruppi di cristiani. Da quel momento in poi, la commemorazione dell’innalzamento della croce, l’Esaltazione della Croce, fu definitivamente istituita e cominciò a essere celebrata con grande solennità.
Come proclama San Giovanni Crisostomo: “Un tempo la croce era un vocabolo che indicava condanna, ora è diventata oggetto di venerazione; un tempo era simbolo di morte, oggi è principio di salvezza. La croce è diventata per noi la causa di innumerevoli benefici: eravamo divenuti nemici e ci ha riconciliati con Dio; eravamo separati e lontani da lui, e ci ha riavvicinati con il dono della sua amicizia. Essa è per noi la distruzione dell’odio, la sicurezza della pace, il tesoro che supera ogni bene.”
Carlo Coppola









