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XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO


foto XVI Tempo Ord.A

 

Il tema di questa settimana tratta della pazienza di Dio.

Noi talvolta ci chiediamo come Dio non intervenga nel mondo per punire le persone cattive, non riusciamo a giustificare la promiscuità di bene e di male nella situazione storica dell'uomo. Vorremmo una chiesa di "puri", una comunità animata da una grande perfezione e come ai tempi di Gesù, Giacomo e Giovanni avrebbero voluto far scendere dal cielo un fuoco per distruggere i samaritani inospitali, così noi oggi vorremmo che Dio faccia precipitare una bomba atomica intelligente che faccia scomparire dalla terra tutti quelli che non condividono i nostri estremismi. Dio non agisce così. Egli preferisce pazientare, per donare a tutti l'opportunità e il tempo a tutti di convertirsi, per permettere che lo Spirito Santo venga in nostro aiuto e ci dia occhi puri per vedere il mondo con i suoi occhi.    Nella situazione storica del nostro mondo c'è un intreccio di bene e di male, mentre noi vorremmo sempre chiarezza, in modo da tenere separato ciò che è delle tenebre da ciò che proprio della luce. Dall'ufficio delle letture di questa settimana capiamo che questa separazione è, non solo impossibile, ma anche inopportuna perché manichea. Nonostante le sue ambiguità la situazione presente è il campo, per noi cristiani, in cui si compie il difficile esercizio del discernimento, in cui lo Spirito Santo c'è di grandissimo aiuto.     Il brano della prima lettura è tratto dal libro della Sapienza. Esso ci indica l'amore paziente e misericordioso di Dio "che giudica con mitezza". Da oltre un anno questo è il chiodo fisso su cui batte papa Francesco, che non fa' che ripetere: non cercare Dio fuori di te; chi sono io per giudicare l'altro.     Il salmo ci dice che quando una esistenza è fata di tribolazione e di tentazione il credente trova, nella potenza di Dio, la speranza di non essere abbandonato a se stesso: "Signore, Dio di pietà...Dio fedele, volgiti a me e abbi misericordia.."        La seconda lettura è tratta dalla lettera di S. Paolo ai Romani. In essa l'apostolo ci sollecita a sperare nello Spirito Santo, il quale prega con insistenza in noi "con gemiti inesprimibili" e ci insegna a pregare come piace a Dio, affinché il Regno di Dio circoli in noi e nella storia. Il Regno di Dio è come la pasta lievitata che cresce sollevata dal fermento del lievito senza fare alcun rumore.     La terza lettura della liturgia della parola odierna ci offre tre parabole, tratte dal vangelo di Matteo, in cui Gesù ci insegna la pedagogia del Padre: la pazienza. La pazienza di Dio non è rassegnazione o disimpegno ma attesa amorosa perché tutti arrivino alla conversione ed accolgano, nel loro cuore, il " Regno dei cieli... il Regno di Dio".      La prima delle tre parabole, quella del buon grano e della zizzania, mette in evidenza che bene e male spesso germogliano insieme nel cuore della stessa persona.         I male attraversa tutta l'umanità, la chiesa, oltre che che il cuore di ciascuno di noi e noi, troppo spesso, con la nostra scarsa vigilanza, contribuiamo a diffonderlo. Ma allorché diventiamo consapevoli che, grano e zizzania, sono cresciuti insieme, siamo presi dall'impazienza e, anticipando il giudizio che spetta a Dio, vorremmo precederlo usurpandogli il privilegio. Questa separazione avverrà, sì, ma suo tempo: "al tempo della mietitura... La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli".      Al tempo di Gesù, ma non solo, c'era chi avrebbe desiderato un intervento di Dio che eliminasse il male alla radice. Gesù, invece, in questo brano del vangelo, ci parla di pazienza di Dio, che non è qualcosa di diverso dall'amore.     Non è nello stile di Dio, il Figlio lo conosce bene, voler forzare le coscienze o sorprendere qualcuno nella colpa. Il suo stile è attendere, aspettare che nel colpevole maturi la conversione.          Le successive due parabole contenute nel brano matteano che, la liturgia odierna offre alla nostra riflessione, ci parlano della iniziale piccolezza che il "Regno di Dio" ha al suo esordio: dodici apostoli, un granello di senape se paragonato alla popolazione del mondo allora conosciuto; una piccola quantità di lievito, se paragonato a quaranta Kg di farina.     Nonostante la sproporzione il loro comportamento e la loro testimonianza, col tempo, hanno cambiato il mondo. Anche noi siamo invitati a cambiare il mondo coniugando strettamente parola ed azione. Siamo, pertanto, chiamati a vivere nella piccolezza, nella pazienza e nel nascondimento, come il Maestro e Salvatore nostro ci ha insegnato.

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