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XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO


foto XIII Tempo Ord.A

 

La liturgia di questa domenica ci fa meditare su una frase forte di Gesù: "Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me".

La presenza di Cristo nella nostra vita deve essere anteposta anche agli affetti familiari più cari, la sua presenza in mezzo a noi modifica completamente tutte le relazioni umane che devono essere viste in modo nuovo.                                 Tutto ciò che è stato scritto prima di lui va rivisto nella realtà della persona del Cristo, venuto in terra quale vero Dio e vero uomo e che con la sua morte e risurrezione ha cambiato la storia dell'umanità.                                                                                                      Nella prima lettura tratta dal secondo libro dei Re ci viene ricordato che la legge dell'ospitalità era sacra nel mondo antico; oggi Gesù ci chiede di essere ospitali in modo nuovo, ovvero di essere misericordiosi verso i fratelli, di dimostrare la fede che ognuno ha diventando accoglienti e solidali, nella condivisione quotidiana.                         Il profeta Eliseo si trovava passare per Sunem e una donna illustre lo trattenne a mangiare e così faceva anche tutte le volte che egli passava di là. In quella casa la donna fece costruire una piccola stanza per lui, affinché potesse riposare durante il cammino; la donna, infatti, aveva compreso che il profeta era un uomo di Dio.                    Il profeta, un giorno che si era ritirato nella stanzetta, chiese al suo servo Giezi che cosa fare per ringraziarla. Il servo disse allora che alla donna mancava la gioia di un figlio; dopo averla chiamata Eliseo le profetizzò che l'anno seguente, nello stesso periodo, avrebbe tenuto fra le braccia un figlio. Il profeta Eliseo è sicuro che il Signore concederà il dono da lui promesso alla donna.    Questa certezza colpisce chi ascolta il brano, ma lo si può comprendere se ricordiamo che le persone che vivono completamente nel Signore ragionano in modo totalmente diverso dagli altri: essi confidano in Dio e sono certi della sua presenza fedele. Dio è generoso e concede molto a chi sa dare molto.           Spesso si sente dire che oggi l'ospitalità non esiste più; purtroppo la vita, con tutte le sue negatività, ci porta ad essere diffidenti, a non aprire le nostre case, a non intraprendere relazioni con persone nuove, ci impedisce di essere accoglienti. A volte sentiamo il desiderio di condividere con altri le nostre esperienze, ma poi ci lasciamo prendere dalla pigrizia e tralasciamo le buone ispirazioni che lo Spirito ci manda.                      Più semplice è essere accoglienti nell'ambito delle nostre parrocchie, dei nostri gruppi dove ci sentiamo sicuri senza pericoli.                  Con il ritornello del salmo responsoriale, tratto dal salmo 88/89, "Canterò per sempre l'amore del Signore" viene esaltata la fedeltà di Dio per l'umanità.       Nella seconda lettura l'apostolo Paolo parlando ai Romani ricorda che per mezzo del battesimo anche noi siamo stati battezzati nella sua morte e come egli per mezzo del Padre sia stato risuscitato nella gloria, così anche noi possiamo vivere in una vita nuova.    Cristo è morto una sola volta per i peccati degli uomini ed ora vive per sempre in Dio e quindi anche noi siamo morti al peccato, ma vivi per Dio in Cristo Gesù; infatti, il battesimo che riceviamo trasforma la natura dell'uomo e la rende simile a quella del Cristo, e come lui, figli di Dio, non c'è più in noi la morte ma la vita vera.      L'apostolo Matteo nel brano di vangelo ci propone il non facile brano da interpretare, in cui afferma che l'amore di Dio è superiore a qualsiasi affetto terreno, cosa per noi difficile da comprendere e da attuare.      Gesù continua dicendo che chi non prende la sua croce e non mi segue non è degno di me, chi accoglie voi accoglie me e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.                       Chi darà solo un bicchiere d'acqua a uno di questi bambini, io vi dico, non perderà la propria ricompensa.      Gesù ci invita a prendere ogni giorno la nostra croce e a condividerla con lui nell'accettazione non passiva ma costruttiva di tutti i piccoli e grandi problemi che ogni giorno si presentano nella nostra vita.             Non è facile, anzi si può dire, a volte, molto difficile accettare quello che all'improvviso avviene, ci si sente impotenti, non si sa quale decisione prendere, con chi consigliarci, l'unica cosa che possiamo e dobbiamo fare è affidarci al Signore Gesù che ha vissuto nella sua umanità tutti i patimenti dell'uomo e solo lui può farci capire cosa fare. Prendere la croce ogni giorno ci inserisce già nella vita del Cristo.                             E' importante sapere e credere che lui ci è sempre vicino e che, come dice la preghiera, nei momenti per noi troppo pesanti, ci porta in braccio.

 

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