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VI DOMENICA DI PASQUA


FOTO VI PASQUA

 

In questo vangelo il dialogo di Gesù con i Suoi discepoli continua, e le sue parole questa volta servono a prepararli al 'dopo', a quando non sarà più con loro, visto che la sua Ascensione è vicina.

I discepoli sono stati con Lui per tre anni, lo hanno seguito durante la predicazione e i miracoli, lo hanno avuto fianco a fianco, hanno imparato a fidarsi e ad appoggiarsi a Lui, fino ad arrivare a dire, come Pietro, "dove andremo Signore? Solo Tu hai Parole di Vita Eterna". Ora però Gesù li avverte che è giunto il momento in cui Lui andrà via e farà ritorno alla casa del Padre, non sarà più accanto a loro come lo è stato finora. Ma il loro rimanere da soli sarà soltanto in apparenza, perché chiederà al Padre per loro un nuovo dono speciale, che Lui concederà: un altro Paràclito. Il termine "Paràclito" ( dal greco paràkletos) non designa la natura di qualcuno, ma la sua funzione: colui che è "chiamato accanto" (para-kalèo), che svolge la funzione attiva di assistente, di sostegno. E questo nuovo Paràclito è lo Spirito Santo, che scenderà su di loro: sarà come togliere un velo dai loro occhi e dai loro cuori, e improvvisamente tutto sarà più chiaro, nitido; la verità dell'Amore di Gesù, della Sua vera Natura, sarà confermata nei loro cuori e le parole di predicazione di Gesù diventeranno le loro parole, si renderanno conto di essere un" unicum" nel Suo Amore, perché parte integrante di esso. Saranno capaci di compiere prodigi nel Suo nome, di rimettere i peccati e, per questo, dice Gesù, darete scandalo così come ho fatto Io. Nei loro segni, nei loro miracoli, nelle persecuzioni che subiranno, nelle loro vite quotidiane sarà come se Gesù fosse ancora in mezzo a loro, pur se invisibile agli occhi. "Non vi lascerò orfani": questa è la preoccupazione più grande di Gesù. Quante volte noi ci sentiamo così? Orfani! Ragioniamo da orfani come se non avessimo un Padre...dov'è Dio nella nostra vita? Stiamo spesso lì ad inventare la nostra vita non considerando però che c'è un Padre che l'ha pensata per noi, e pure in modo perfetto. Cristo, primo paràclito, ci tira fuori da questa condizione di orfani e ci riporta alla dimensione di figli: con Gesù non si resta soli, Lui, che è Figlio, ci rende Figli facendoci conoscere il Padre.

E come si fa a percepire questa condizione di figliolanza? San Paolo lo dice chiaramente nella lettera ai Romani (8, 15-16): "E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: «Abbà, Padre!». Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio.". Ecco: è l'altro Paràclito, lo Spirito Santo, che parla al nostro cuore e ci conferma quello che Gesù ha mostrato: siamo Figli di Dio. Il dono dello Spirito Santo diventa quindi quello più importante, perché fa sentire al nostro cuore la presenza e la vicinanza di Dio. E quando sentiamo che qualcuno ci è accanto, ci sostiene, ci ama, la cosa più naturale è affezionarci e amarlo a nostra volta: ecco allora che, quando arriviamo a sentirci figli, permettiamo a Dio di amarci e di amarlo a nostra volta. E se lo ameremo saremo capaci di mettere in pratica i suoi insegnamenti perché ci sarà un rapporto di Fiducia grande, di ascolto e di obbedienza. Ecco allora le prime parole di Gesù in questo vangelo: noi riusciremo a mettere in pratica quanto ci dice solo se lo ameremo. Pensiamoci bene! Quanta fiducia accordiamo a chi amiamo? Quante volte le parole di chi amiamo per noi diventano "vangelo", o, come si suol dire, "oro colato"?

Ecco l'invito di Gesù, ecco la testimonianza dello Spirito Santo: non siamo chiamati a rimanere orfani, ma ad

essere FIGLI.

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