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III DOMENICA DI QUARESIMA


foto III Domenica Quaresima A

 

La liturgia di questa terza domenica di quaresima ci fa riascoltare il dialogo che Gesù ha con la donna Samaritana, uno dei dialoghi più belli e profondi del vangelo, nel quale Gesù chiede da bere, chiede l'acqua e, a sua volta, dà l'acqua viva che dà la vita.

La liturgia di domenica scorsa ci ha presentato, oltre alla chiamata di Abramo da parte di Dio ad essere il capostipite del popolo eletto e di tutti i credenti, l'emozionante pagina di vangelo della trasfigurazione di Gesù.

In compagnia di Pietro, Giacomo e Giovanni, Gesù sale sul monte e qui avviene la visione della sua trasfigurazione: gli apostoli lo vedono in bianche vesti che conversa con Mosè e con Elia.

Per Pietro sarebbe bello stare per sempre sul monte con il Signore, mentre dalla nube la voce di Dio dice: "Questi è il Figlio mio, l'amato, in lui ho posto il mio compiacimento, ascoltatelo". Questa manifestazione di Gesù ci annuncia che il nuovo tempo, quello della salvezza, è venuto per tutta l'umanità attraverso la gloriosa risurrezione del Cristo che avverrà solo per mezzo della sua passione e della sua morte di croce.

Durante le domeniche di quaresima ci vengono proposti i brani di vangelo che presentano le fasi importanti della nostra cristianità.

La liturgìa di questa terza domenica di quaresima ci fa riascoltare il dialogo che Gesù ha con la donna Samaritana, uno dei dialoghi più belli e profondi del Vangelo, nel quale Gesù, chiede da bere acqua e , a sua volta , dà l'acqua della sua vita.         Il dono dell'acqua è un simbolo della rivelazione che Gesù fa di se stesso.           Nelle tre ultime domeniche di quaresima ci vengono spiegati i simboli del battesimo cioè l'acqua, la luce, la vita.                                                                       Nella prima lettura tratta dal libro dell'Esodo, libro che ci racconta i doni che Dio fa al popolo, leggiamo come Dio per mezzo di Mosè doni l'acqua al popolo assetato a causa della lunga permanenza nel deserto.                           Mosè non sapendo cosa fare chiede al Signore di aiutarlo e Dio gli ordina di prendere con sé gli anziani e di salire sull'Oreb e, con lo stesso bastone con cui aveva diviso le acque del Nilo, di picchiare la roccia, mentre Dio stesso lo precede sul monte.          Mosè fece ciò che Dio gli aveva detto e l'acqua zampillò dalla roccia e tutti ne poterono bere. Mosè chiamò quel luogo Massa e Meriba per ricordare la protesta degli israeliti contro di lui, che li aveva condotti fuori dall'Egitto, e contro il Signore.                         Anche noi assomigliamo al popolo, perché ci lamentiamo sempre, non ci accontentiamo mai di quello che abbiamo, vorremmo chissà che cosa, forse neppure noi sappiamo quello che vogliamo, mentre dovremmo ringraziare il Signore per tutto quello che ci dona ogni giorno, soprattutto per la vita, la libertà, la speranza che lo spirito mette nei nostri cuori e testimoniare la nostra gioia con il sorriso.

Il ritornello del salmo responsoriale "Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore" ci impegna ad ascoltare la Parola del Signore con cuore libero e sincero.

Nei versetti tratti dal salmo 94/95, ascoltiamo come il popolo acclami alla roccia della salvezza, acclami a lui con canti di gioia; in ginocchio adorino il Signore, il loro Dio: essi sono il suo popolo che egli conduce.

Nella seconda lettura, tratta dalla lettera ai Romani, l'apostolo Paolo ci invita a non peccare più, ora che per mezzo del battesimo siamo stati purificati dal Signore nostro Gesù Cristo, ora che abbiamo la fede e per fede abbiamo in noi l'amore di Dio e la speranza messa in noi dallo Spirito; infatti il Cristo è morto per noi, per la nostra salvezza quando eravamo ancora peccatori.

Fede, amore di Dio e speranza devono regnare sempre nei nostri cuori, anche quando siamo nei momenti difficili; quando ci sembra che tutto vada male, nei momenti in cui non comprendiamo più nulla, è necessario affidarci totalmente a lui per poter trovare la pace.

L'evangelista Giovanni, nel brano di vangelo in cui ci racconta il dialogo fra la donna samaritana e Gesù, ci vuole far comprendere l'importanza dell'acqua battesimale nella nostra vita.

Questo brano ci presenta un pozzo, quello che Giacobbe aveva lasciato a Giuseppe, perché ci si potesse abbeverare, una brocca, che verrà abbandonata quale simbolo della vita di prima, la donna samaritana che, dialogando con Gesù, predispone la sua anima all'ascolto e crede che lo sconosciuto sia Gesù ed infine Gesù che conduce il dialogo attraverso cui si manifesta quale messia.

Gesù stanco durante il viaggio verso la Galilea si ferma nella città di Sichar in Samaria e precisamente presso il pozzo e chiede da bere alla donna che si meraviglia del fatto che un giudeo possa chiedere a lei che è samaritana da bere.

Gesù non si ferma alla provocazione della donna, ma incomincia la sua rivelazione, "...se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice dammi da bere tu avresti chiesto a lui ed Egli ti avrebbe dato l'acqua viva"

La donna resta interdetta, non comprende come si possa attingere acqua senza avere almeno un contenitore, ma Gesù continua: "Chi beve di quest'acqua avrà di nuovo sete, ma chi beve dell'acqua che io gli darò non avrà più sete in eterno, anzi diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampillerà per la vita eterna".

Gesù si rivolge alla donna dicendole quello che lei aveva fatto ed allora la donna pensa che possa essere un profeta e dice di sapere che deve venire il Messia che annuncerà ogni cosa e Gesù "il Messia sono io che ti parlo"

La donna corse allora in città a chiamare la gente perché andasse a vedere colui che gli aveva detto tutto di lei: forse è lui il Cristo.

I discepoli tornarono da Gesù e cercavano di farlo mangiare, ma Gesù diceva loro: "Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete, il mio cibo è fare la volontà di chi mi ha mandato.

Molti samaritani andarono da Gesù e credettero ascoltando la sua parola.

Fra Giudei e Samaritani non spirava buon sangue, eppure Gesù dialoga con la donna, non si ferma davanti alla diversità, non considera la differenza di abitudini, nel modo di pregare Dio, parla con tutti, istruisce tutti, perché per lui la salvezza è destinata a tutti senza distinzioni.

Gesù non accusa la donna, non le chiede di cambiare vita, per prima cosa le da l'acqua viva e la donna percepisce l'amore di Gesù e crede in lui.

Quante volte nelle nostre giornate incontriamo l'altro totalmente diverso da noi, a volte anche forestiero, povero non solo materialmente, ma spesso bisognoso di aiuto spirituale, di un sorriso, di una parola gentile, di vedere in noi il volto di Dio. Noi però siamo disponibili a questo rapporto di fraternità in poche occasioni; spesso prevalgono le preoccupazioni della giornata che ci impediscono di ascoltare chi ha bisogno. Riusciamo a comportarci da veri fratelli, quando la gioia riempie i nostri cuori, quando siamo capaci di ringraziare il Signore per tutte le bellezze che ogni giorno ci concede.

Senz'acqua l'uomo non vive, si può vivere senza mangiare, ma non senza bere; egualmente succede nella vita spirituale: anche noi abbiamo bisogno dell'acqua che ci dona la vera vita, quella vita che ci renderà capaci di vivere le nostre giornate nell'adempimento dei nostri doveri verso coloro che vivono con noi, in famiglia, nel lavoro, nel servizio, ma con l'anima rivolta al Signore compagno perenne di vita.

Gesù sorgente di acqua viva dà l'acqua alla donna che a sua volta diventa per gli altri sorgente di vita: crede e testimonia la sua fede a coloro che invita a recarsi da Gesù, ella crede che quel forestiero sia il Cristo.

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