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II DOMENICA DOPO NATALE


commento

 

La liturgia odierna ci invita alla contemplazione dell'incarnazione, dell'umanizzazione di Dio nel figlio unigenito. Oggi la chiesa ci invita a fermarci davanti al capolavoro di Dio. Oggi la chiesa c'inviata a meditare, attraverso il prologo del quarto vangelo, sull'identità di un bambino che è la Parola di Dio, dall'eternità Figlio unigenito: "In principio era il Verbo". C'è un principio là dove la vastità deborda da tutte le parti? Dove non è dato di comprendere ma solo di adorare in silenzio? Silenzio attraversato da un messaggio inatteso e incredibile: "Il Verbo si è fatto carne". Questa rottura del silenzio ci permette di scoprire la presenza di Dio nella storia; la sua presenza in mezzo a noi e che impegna la nostra responsabilità nel fare una scelta decisiva tra accoglienza o rifiuto del suo progetto d'amore e di vita; il suo manifestarsi nelle vicende di un popolo. la colletta odierna ci invita a rivolgerci al "Padre di eterna gloria,... illuminaci col tuo Spirito, perché accogliendo il mistero del tuo amore, pregustiamo la gloria che ci attende come figli ed eredi del regno".

La prima lettura canta la "sapienza divina", canta la relazione che intercorre tra Dio e il creato, opera delle sue mani. Parla del viaggio che ha compiuto per porre la sua dimora tra gli uomini: "fissa la tenda in Giacobbe e prendi in eredità Israele".

Il cristiano non può considerare la sapienza come un dato acquisito una volta per sempre, valida in ogni tempo e circostanza. La tenda più che manifestare un dato acquisito e stabile, denuncia una volontà di progredire verso orizzonti nuovi, che non abbiamo ancora scoperto.

Siamo dunque chiamati a mettere in discussione il nostro sapere perché il cibo che offre la tenda, lo offre in vista di una nuova partenza; dobbiamo essere pronti a partire allo spuntare dell'aurora. Se si resta ermi si va contro la sapienza di Dio.

Lo spirito della tenda ci rende coscienti che il Regno non lo abbiamo ancora raggiunto ma che ci stiamo sempre di più avvicinandoci e per avvicinarci dobbiamo non abbandonare il sentiero, addentrandoci nella "selva oscura".

Il salmista unisce la sua voce a quella di Gesù, figlio di Sira, figlio di Eleazaro, di Gerusalemme per celebrare la Sapienza di Dio nel cosmo: l'unione di Dio con l'umanità ossia il mistero dell'incarnazione, esplicitato nell'antifona "Il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi".

Nella seconda lettura S. Paolo, sulla scia dello scriba Ben Sira e del Salmista, effonde il suo canto di benedizione nell'inno di ringraziamento a Dio, che "ci ha benedetti" in Cristo Gesù e per mezzo di Lui ci ha predestinati ad essere "figli adottivi" del Padre suo. Questa è la fede che lui (Paolo) ha trasmesso nella sua predicazione ad Efeso, per cui ora, grato a Dio, invita gli Efesini affinché "Il Dio del Signore nostro Gesù Cristo... illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati Ef 1,17-18".

Ma il centro della celebrazione odierna è l'annuncio dell'incarnazione contenuto nel prologo del Vangelo di S. Giovanni, che ci rivela l'identità di quel misterioso bambino, che oggi la Chiesa ci invita a meditare: " In principio era la Parola, la Parola era presso Dio e la Parola era Dio... si è fatta carne e ha dimorato tra noi, e noi abbiamo contemplato la sua gloria".

La notte di Natale la richiesta insistente di Mosè a Dio di mostrargli il suo volto si è realizzata: "Dio nessuno l'ha mai visto, ma il Figlio unigenito lo ha rivelato" perché nella carne di Gesù Dio ha reso visibile la sua gloria.

Cristo è appena venuto sulla terra e tutta la sua Chiesa ora si dovrà muovere con Lui per andare al Padre perché " Chi vede me vede il Padre". Dopo Gesù Cristo chi cerca Dio deve, per forza, passare attraverso il suo cammino di vera umanizzazione per essere presente al momento della resurrezione di Gesù, l'uomo Dio.

Ora contempliamo la discesa del Verbo nella carne dell'uomo. Ora inizia con noi e per noi il movimento di trasfigurazione e di elevazione che ci porterà a diventare figli nel Figlio: figli fragili chiamati a sempre rinascere dall'alto, ma anche figli sempre benedetti e amati.

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