IMAGE XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

La liturgìa di questa domenica ci presenta Gesù come il seminatore che continua a seminare nel cuore degli uomini. leggi tutto...
IMAGE AFP: si ricominciA

Torna sui pattini, Giovinazzo. Lo capisci dai ragazzi dalla faccia pulita e dallo sguardo furbetto di chi ha appena fatto una marachella, ma che in realtà è solo felice di essere tornato a giocare. Eccoli, mentre si allenano divertiti sulla pista... leggi tutto...
IMAGE Odeion: a breve la riapertura e prossimamente anche...

«Non vedevamo l’ora di riaprire il sipario». Esordisce così Teresa Picerno, presidente della Fondazione socioculturale Defeo Trapani. L’auditorium Odeion, cuore pulsante della Fondazione, riaprirà presto i battenti. Dopo la... leggi tutto...
IMAGE BILANCIO POSITIVO IN QUESTA CHIUSURA D’ANNO SCOLASTICO...

Si è da poco chiuso un anno scolastico difficile, che ha visto le comunità scolastiche italiane impegnate nella complessa sfida della Didattica a distanza, nella sperimentazione di una nuova, diversa modalità di calibrare i processi di... leggi tutto...
IMAGE L'ARCICONFRATERNITA MARIA SS.DEL CARMINE IN COMUNIONE...

L’ARCICONFRATERNITA MARIA SS. DEL CARMINE, IN SEGNO DI COMUNIONE CON LA PARROCCHIA S. GIUSEPPE, APRE LA PRATICA DELLA NOVENA ALLA BEATA VERGINE DEL MONTE CARMELO. leggi tutto...
IMAGE XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

La liturgia di questa domenica ci ricorda il "sì" incondizionato che il Cristo dice al Padre per compiere la sua missione di salvezza. leggi tutto...
 

XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO


foto XXIII Tempo OrdinarioC

 

I brani che la liturgia di oggi ci propone sono un invito a riflettere sulle nostre scelte, sulle nostre sicurezze,

soprattutto in termini di fede e di adesione al progetto che Gesù ci propone con la sua vita e il suo Vangelo. Ecco allora che la prima lettura, tratta dal libro della Sapienza, ci dà una uno strumento: l'unica cosa essenziale è cercare la sapienza, entrare dentro le cose, non accontentarsi, andare oltre l'apparenza, riscoprire le profondità dell'essere, là dove dimora Dio. Sapienza che non è cultura o intelligenza, ma è scoprire, come ci dirà Gesù, che siamo creati per amare e, amando, cambiare il mondo. La sapienza (lo Spirito) è un dono e come tale và richiesto con la preghiera. Il vero saggio e sapiente ama con lo stesso cuore con cui Dio ci ama, serve con la stessa disponibilità e sacrificio con i quali Cristo ci ha servito, è disponibile a perdonare come Cristo ha perdonato l'umanità che lo ha rifiutato mettendolo su di una croce. Questa richiesta di sapienza la ritroviamo anche nel Salmo 89. Nella prima parte viene evidenziata la nostra fragilità di uomini: se abbandonati a noi stessi non c'è via di scampo. Da qui la richiesta: "Insegnaci, Signore, a contare i nostri giorni, e giungeremo alla sapienza del cuore... Rendi salda per noi l'opera delle nostre mani, l'opera delle nostre mani rendi salda." Saldo è ciò che dura nel tempo e che resiste alle prove. Nella lettera di Paolo a Filemone troviamo una situazione abbastanza imbarazzante che vede Paolo rendere all'amico lo schiavo Onesimo che era da lui fuggito chiedendo rifugio a casa di Paolo. Paolo chiede a Filemone di uscire dalla logica di questo mondo e amare lo schiavo fuggito con lo stesso amore con cui lo ha amato lui, ma ancor di più come è amato da Dio, cioè come uomo libero e non più schiavo. Possiamo dire che la Sapienza vissuta da Paolo in pienezza e con sincerità, ha aperto il suo cuore verso il naturale e logico compimento nel comandamento dell'amore verso il prossimo. Nel vangelo di Luca troviamo un Gesù determinato, che usa parole dure, senza mezzi termini e che ci dice che essere suoi discepoli comporta una scelta radicale, senza compromessi. L'evangelista Luca in questo brano usa il verbo "odiare", mentre nel brano sinottico di Matteo troviamo il verbo "preferire", un modo più morbido, forse più comprensibile per dire la stessa cosa. L'incontro con Dio può avere solo, come risposta da parte dell'uomo, un rapporto esclusivo e totale di amore. Non si può essere discepoli di Gesù a tempo parziale, ad intermittenza, seguendo la logica del questo mi piace e questo no, accettando solamente quello che più ci fa comodo, ma rigettando categoricamente quello che richiede impegno, rinuncia e sacrificio (la croce). Infatti per tre volte Gesù dice: "se... non può essere mio discepolo", cioè se ama la famiglia più di lui, se non porta la propria croce, se non rinuncia a tutti i suoi averi... Sarebbe però errato pensare che l'amore che ci chiede Cristo sia in concorrenza con gli amori umani per il proprio sposo/a, figli, genitori, amici... Egli non vuole essere un "rivale in amore", non è geloso, non li esclude, ma li orienta poiché in Lui ogni amore trova il suo fondamento e il suo sostegno e la grazia necessaria per essere vissuto fino in fondo. Solo con Lui è possibile amare senza voler possedere l'altro. Quando Gesù ci ricorda che "Chi non mette Dio prima dei propri progetti non può essere veramente cristiano", non fa altro che anticipare ciò che la psicologia moderna ci dice oggi: "Per essere veramente uomini bisogna rompere i legami che ci attaccano alle figure rassicuranti e protettive della famiglia, dell'ambiente, della classe sociale, della razza, delle mode culturali e diventare liberi" (Fromm). Gesù scoraggia una sequela superficiale, vuole consapevolezza. Ci vuole pronti a rompere i legami più stretti e rassicuranti, se il regno di Dio lo esige; a distaccarci dai nostri beni per essere uomini veramente liberi; a "portare la croce" per realizzare il progetto di Dio per un'umanità nuova. La famiglia ispirata al vangelo non può essere un mondo chiuso di benessere, non può essere il criterio unico, ultimo, delle nostre scelte e delle nostre decisioni. La famiglia non è il fine della nostra vita, ma un dono (il dono dell'amore) per rendere più facile la nostra vocazione di uomini, è l'ambiente che ci aiuta a raggiungere un obiettivo che va oltre la famiglia stessa. Le due parabole raccontate da Gesù ribadiscono quanto detto prima: mettersi alla sua sequela è cosa difficile e seria, non la si può affrontare con leggerezza e superficialità; il fallimento è sempre in agguato. Quando si decide di dare corpo ad un progetto o di portare a compimento una missione è opportuno, anzi fondamentale, fare i conti con le proprie capacità. Occorre l'umiltà e il coraggio di analizzare, esaminare, calcolare quanto si è disposti a mettere in gioco di tutto ciò che fino a quel momento è stato il nostro stile di vita. Questo indubbiamente costa fatica e sovente comporta l'andare contro corrente. E' questo il significato della "croce" di cui Gesù ci invita a farci carico. Dunque non cerchiamo il volere di Dio nella scelta più comoda, in ciò che ci appaga di più; viviamola anche quando è faticosa, quando è difficile, quando ci mette contro tutti. Nelle giovani coppie che incontriamo nella preparazione al matrimonio troviamo in loro un amore reciproco che non ha dubbi e sono pronti a promettersi fedeltà per sempre, ma non sempre sono poi capaci di fare i conti con la realtà della vita, con ciò che sono, con le difficoltà che sovente si incontrano sul loro cammino. E' per questo che spesso crollano. Occorre ricordare loro, e non solo a loro, che occorre avere sempre il desiderio di crescere, di prendersi cura dell'altro per mettere in pratica cosa ci dice oggi il brano di vangelo e cioè saper mettere in discussione le sicurezze raggiunte o i progetti lungamente accarezzati. E' il prezzo della nostra fedeltà al vangelo e del mettere Gesù al primo posto nella nostra vita.

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