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DOMENICA DELLE PALME


foto domenica delle Palme

 

Siamo giunti, ormai, agli sgoccioli della quaresima. la festività odierna delle Palme, un tempo conosciuta come domenica di Passione,

ci introduce alla Settimana Santa. L'esaltazione umana è dettata da motivi da quelli di Dio. L'esaltazione e la glorificazione sta nella Croce, nella kenosis, nell'obbedienza al Padre, non negli "Osanna al figlio di Davide" di una folla volubile che cerca i suoi interessi.    La liturgia di questa domenica, abbiamo detto, ci introduce alla Settimana Santa.                          Se non partecipiamo alla benedizione delle palme, durante la liturgia della parola ascolteremo dei brani per niente trionfalistici, niente "Osanna Figlio di Davide... Benedetto colui che viene nel nome del Signore", ma che dicono di umiliazione, abbassamento e spoliazione.                                                                                                                                                                                                                                     Il brano del profeta Isaia, meglio conosciuto come "terzo carme del Servo di Yahweh", presenta un personaggio misterioso che percorre la via della sofferenza, della fedeltà alla Parola, fino alla donazione di se stesso, in mezzo a torture ( "Ho presentato il dorso ai flagellatori"), insulti ("non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi") e oltraggi di ogni specie " la guancia a coloro che mi strappavano la barba"), ponendo la sua fiducia esclusivamente in Dio sapendo di non rimanere deluso"), perché è proprio a causa sua che sta soffrendo.                      In tono con il profeta Isaia è il Salmo 22, un bellissimo salmo di supplica, in cui l'appello a Dio "perché mi hai abbandonato", dopo aver esposto i motivi del lamento e la richiesta per cui si prega, finisce con una domanda di aiuto: "Ma tu, Signore, non stare lontano, mia forza, accorri in mio aiuto" perché io possa annunziare "il tuo nome ai miei fratelli" e lodarti "in mezzo all'assemblea.                                                                                                 

Nella seconda lettura, Paolo illustra, nel suo "canto Cristologico" il tema centrale dell'incarnazione: Gesù Cristo giunge, attraverso la kenosis, la sua umiliazione, alla gloria. Questo è un comportamento molto diverso dal nostro che, in quanto figli di Adamo, vogliamo innalzarci oltre Dio a causa dei nostri meriti, delle nostre pseudo virtù. Cristo, al contrario di noi, manifesta la sua divinità rifiutando la volontà di potenza e di dominio, abbracciando la via della rinuncia, della povertà e della croce: da Dio che era si è fatto servo, apparendo in forma umana e ubbidendo al Padre "fino alla morte... di croce.   C'è nel comportamento di Gesù un movimento di tipo verticale, di abbassamento prima, seguito da un movimento di innalzamento, come conseguenza del primo, che ne rivela tutta la grandezza, molto diverso dal " lei non sa chi sono io" usato dai potenti della terra.                                Un innalzamento di fronte al quale "ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra...e ogni lingua proclami che Gesù è il Signore, a gloria di Dio Padre".         Si può sintetizzare questo inno liturgico Cristologico dicendo: Adamo vuol farsi simile a Dio, Gesù, percorrendo il cammino inverso, giunge al successo e ci insegna che l'umiltà è una virtù Divina.                                                                                                                                                                                                  Il Vangelo odierno è tutto centrato sulla Passione.

Passione è un termine fuori moda, non solo oggi, ma anche ai tempi di Gesù. Il suo solo annuncio suscitò rifiuto nei suoi discepoli.         Mentre per Gesù è chiaro che tutta la sua kenosis si giocherà in questa passione, sia per lui che per i suoi discepoli. Questi si ingegnarono per bloccarne il corso, cercarono che Gesù si consegnasse, obbediente, ai disegni del Padre suo. Pietro, Giacomo e Giovanni, quelli del Tabor, non si prendono cura, al Getsemani, della sua agonia, semplicemente dormono mentre Gesù lotta nella preghiera. Solo Pietro, quando Giuda viene con i soldati per arrestarlo, sguaina la spada per opporsi all'impensabile, ma poi, la stessa notte lo rinnegherà per tre volte, anche se poi si convertirà, dopo il canto del gallo, versando lacrime amare.                          Anche in Gesù, fino all'ultimo istante della sua esistenza terrena, si farà sentire il desiderio di fuggire e di impedire che succeda l'impensabile: è giunta l'ora. L'Ora dell'ultima tentazione.                       I testimoni attorno alla sua croce gli suggeriscono le parole da lui già sentite in occasione delle tentazioni nel deserto: "Se tu sei il Messia di Dio, il suo eletto, se tu sei il re dei giudei, salva te stesso". A tre riprese questo ritornello sale fino alle orecchie del crocifisso e ne sono autori i sommi sacerdoti e i soldati ma anche la folla che sta intorno ad essi. A questi si aggiunge, per ultimo, uno dei malfattori che condivide con Lui lo stesso supplizio: "Salva te stesso e noi insieme a te". Tre tentazioni fortissime come nel deserto all'inizio della vita pubblica. È la stessa voce che tentò nel Paradiso Terrestre il primo Adamo e lo fece peccare. Ma il secondo Adamo, rifiuta di salvarsi da solo, sa che da solo non può farcela, deve farsi salvare dal Padre attraverso la morte: " Padre nelle tue mani consegno il mio spirito". Uno solo lasciò che Gesù percorresse la sua via fino in fondo: il così detto "buon ladrone". Egli è stato, fra i testimoni della crocifissione, l'unico che ha capito Gesù e si è abbandonato a sua volta. " Ricordati di me quando entrerai nel tuo regno". Per la prima volta un peccatore perdonato precede tutti gli altri nel regno. Ciò e di conforto a noi peccatori.

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