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V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO


Foto V domenica del tempo ordinario

 

I testi di questa domenica vertono sul tema della vocazione:

nella prima lettura il profeta Isaia dice al Signore che lo chiama, dopo aver dichiarato la sua indegnità: «eccomi manda me». San Paolo, nella seconda lettura si dichiara messaggero, cioè chiamato a trasmettere quello che ha ricevuto nell'incontro con Gesù. Nel Vangelo troviamo la chiamata di Gesù nei confronti dei suoi apostoli. Si tratta di vocazioni diverse, ma tutte hanno una cosa fondamentale in comune: ogni chiamata viene capita e accettata attraverso l'incontro personale con Dio e con Cristo.

Nel racconto della prima lettura troviamo il profeta Isaia che riceve la rivelazione della grandezza di Dio e accetta l'invito a diventare suo profeta. La visione del Santo lo scuote, riconosce di essere alla presenza dell'Altissimo, ne percepisce l'infinita grandezza e al tempo stesso dichiara la propria indegnità: «Un uomo dalle labbra impure io sono». È un incontro improvviso che lo segnerà per tutta la vita.

Il salmo 137 può rappresentare la risposta di Isaia e di Simon Pietro, ma anche di tutti quelli che avvertono che Dio si interessa di loro e li chiama perché li ama. Al grazie di chi ha sperimentato la bontà di Dio si unisce la lode di quanti ascoltano la testimonianza di chi ha scoperto l'amore di Dio. Il salmo si chiude con l'invocazione a Dio e la richiesta di non abbandonare l'opera da lui cominciata, e portare a compimento quel progetto che Lui stesso ha pensato per coloro che ha chiamato.

Nella lettera ai Corinzi san Paolo dichiara la missione a cui è stato chiamato direttamente da Gesù, cioè di "trasmettere la Parola ricevuta". L'incontro con Gesù, morto e risorto, costituisce il grande messaggio cristiano da portare al mondo. Anche Paolo ammette la sua povertà e la sua inadeguatezza a essere considerato un apostolo, ma la grazia di Dio ha operato in lui cose mirabili.

Il vangelo ci presenta Simon Pietro che si sente peccatore ma ha fiducia nella parola del Maestro (getta le reti nonostante l'evidenza del contrario) e da questo incontro nasce un "pescatore" nuovo. Per gli apostoli quello era un giorno come tanti altri, con le stesse ordinarie occupazioni di sempre, nel luogo delle solite vicende quotidiane, ma di colpo diventa un giorno come nessun altro. Sulla sua parola e solo sulla sua parola! Questa affermazione arriva però dopo una esperienza di fallimento (avevano faticato tutta la notte), quasi a capire che tutto è possibile solo se c'è Lui nella nostra vita e niente possiamo se Lui non c'è. Anche per noi come per Pietro, ci vuole il gallo del fallimento che canti, per ricordarci che è in Lui che dobbiamo riporre tutta la nostra fiducia e non nelle nostre misere forze e capacità.

Gesù entra nelle loro vite e prega Simone di spostare la barca. Gesù maestro di umanità ci insegna quali sono le parole che, nel momento difficile, trasmettono speranza ed energia: non l'imposizione o la critica, non il giudizio o l'ironia, neanche la compassione. Ma una preghiera che fa appello a quello che hai, anche se poco; a quello che sai fare, anche se poco! «Non temere. Tu sarai...». Il futuro che si apre conta più del presente e del passato. Non vale la pena parlare del peccato perché il bene di domani vale di più.

Noi sappiamo che ogni vita è vocazione e che ad ogni vocazione è legata una particolare missione da compiere. Fin dall'inizio della storia della salvezza Dio ha chiesto agli uomini la loro collaborazione per realizzare il suo progetto di salvezza a beneficio dell'umanità.

La liturgia di oggi ci dice che Dio non si spaventa del nostro peccato, del nostro limite, del nostro vuoto. Ma all'uomo che accoglie il suo grido: «Chi manderò e chi andrà per noi?», il Signore cambia il cuore perché possa rispondere: «ecco manda me», e diventare missionari tra gli uomini pronti ad annunciare il Regno di Dio, che è regno di libertà, di giustizia, di verità, di pace e soprattutto di amore.

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