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Carelli: “Vi racconto il mio amico De Giorgi”


Immagine 1 carelli nuova

Ferdinando de Giorgi? Un ragazzo eccezionale. Ho giocato con lui ad Ugento per quattro anni, lo conosco molto bene”. Esordisce così Michele Carelli bitontino d’origine, ma giovinazzese d’adozione, attualmente direttore tecnico della Don Milani Bari. Carelli arrivò alla Libertas nel 1978-’79, subito dopo la storica conquista dell’A2, e fu proprio a Giovinazzo che qualche anno più tardi si incrociò per la prima volta con quello che sarebbe diventato uno dei suoi più cari amici, Ferdinando De Giorgi, attuale commissario tecnico dell’Italvolley maschile fresca campione d’Europa. Anni cruciali per il “Fefè nazionale”: anni di sacrifici, ma anche delle prime vittorie importanti. Gli anni delle prime esperienze lontano da casa, ma anche di una crescente consapevolezza nelle proprie potenzialità.

Gli anni in cui, pur giovanissimo, De Giorgi come un maestro d’orchestra tiene le redini del gioco, detta i tempi, esalta le doti dei compagni. Una caratteristica che porterà anche in panchina costruendo il gioco della squadra sulle peculiarità dei singoli e non esitando a puntare sui giovani e a credere in loro proprio come agli albori della carriera hanno fatto con lui.

Sono questi gli anni in cui si deciderà il suo futuro: da palleggiatore prima e da allenatore poi, come lo stesso Carelli racconta.

«Innanzitutto volevo chiarire che per me il mio amico De Giorgi è Ferdi, e non Fefè. Quel nomignolo glielo hanno dato a Modena, ma per noi a Ugento era e sempre rimarrà “Ferdi”. Era la stagione 1980-81 quando lo incrociai per la prima volta da avversario proprio a Giovinazzo. Io militavo nella Libertas e lui nello Squinzano, la squadra della sua città. Era un ragazzino ancora inesperto, ma la velocità con cui giocava faceva già emergere di che pasta fosse fatto».

Foto 2 2 carelli

La rosa dell’Ugento vincitore del campionato di A2 1984-85

Poi la nuova avventura ad Ugento e quella stima reciproca che ben presto si trasforma in amicizia.

«L’anno seguente siamo diventati compagni di squadra. Siamo arrivati insieme all’Ugento quando è approdato in A2. Io ero schiacciatore e lui regista. Ferdi conosceva le caratteristiche di ognuno di noi e ci metteva in condizione di giocare al meglio delle nostre possibilità: io ad esempio preferivo il gioco veloce e con lui c’era da divertirsi. Nel gioco rapido era molto bravo ed imprevedibile. Altri schiacciatori, invece, preferivano la palla alta perché erano dei veri e proprio bombardieri. E lui alternava benissimo entrambi i registri per far sì che la squadra potesse esprimersi al meglio. Era anche un buon saltatore, insomma un giocatore completo sotto ogni punto di vista».

Cosa ricorda del giovanissimo De Giorgi?

«Ferdinando è sempre stato il nostro “spiritello” perché piccolino, sempre sorridente, scherzoso, un grande giocherellone fuori dal campo. Abbiamo anche vissuto insieme in quei quattro anni: io, che ero un po' più grande degli altri, davo indicazioni sulla gestione della casa e spesso “lo costringevo” a lavare i piatti e a fare altre piccole faccende che lui avrebbe volentieri evitato. Se ripenso a quegli anni ricordo il suo sorriso e la sua passione per la musica. Il suo cantante preferito era Franco Battiato: erano le sue canzoni la colonna sonora della “due cavalli” di Ferdi. Lo ricordava anche nel look visto che anche lui indossava gli occhiali neri e aveva il ciuffo che gli cadeva sul viso. Gli piaceva scherzare, ma quando si giocava o ci si allenava era sempre molto serio. Si vedeva che voleva emergere e ci è riuscito».

Foto 3 carelli

Carelli e De Giorgi in azione

In quegli anni è cresciuto nel modo giusto, anche grazie alla guida di due ottimi allenatori.

«Ad Ugento abbiamo avuto prima Zbignew Zarzycky, per noi “Zuzù”, e poi, Enrique Edelstein, per noi Quique che portò con sé il campione argentino Hugo Conte. Zuzù ci ha dato una grossa spinta soprattutto dal punto di vista tecnico, mentre Quique ci ha fatto crescere sotto il profilo tattico. Negli anni ’80 era uno dei pochi allenatori che aveva un approccio scientifico alla gara. Ci forniva il materiale da studiare per affrontare al meglio la squadra avversaria: noi sapevamo già come avrebbe giocato e quali sarebbero state le direttrici di attacco e di battuta. Ed i risultati si sono subito visti: in quella stagione non abbiamo mai subito una sconfitta e nell’intero girone di ritorno abbiamo perso solo due set. Eravamo imbattibili. Io considero Quique il mio maestro, sebbene sia stato il mio ultimo allenatore, e penso che la stessa cosa valga per Ferdi».

Se pensa a quei tempi quali i momenti più belli?

«Senza dubbio l’ultima partita della seconda stagione, in casa contro il Catania, quando abbiamo vinto il campionato di A2. In quella gara ci siamo esaltati tutti, abbiamo dato molto probabilmente il massimo di noi stessi. E poi ricordo quando siamo arrivati in semifinale di Coppa Italia e abbiamo perso, pur giocando alla grande, contro il Parma campione d’Europa. Eravamo un gruppo eccezionale è per questo che insieme abbiamo vinto due volte il campionato di A2».

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Camillo Placì, Carelli, Edelstein, De Giorgi, Palumbo, Pippo Romanelli e Sasi Fasano a Giovinazzo

Un gruppo formidabile, ma anche molto compatto visto che a distanza di 40 anni vi sentite ancora e vi rivedete ogni volta che potete.

«Sia con Ferdi che con gli altri compagni di squadra di allora ci sentiamo spesso perché, anche a distanza di tanto tempo, siamo rimasti un gruppo molto unito. Solitamente ci rivediamo l’estate in Salento o in occasione dei corsi di aggiornamento per gli allenatori in cui Ferdi spesso è il relatore. Qualche anno fa ad Andria io ed un altro ex compagno di Ugento, Nico Palumbo, siamo arrivati leggermente in ritardo e siamo entrati senza farci notare, ma lui ci ha beccato e ci ha preso in giro davanti a tutti. L’ultima volta che ci siamo visti, invece, eravamo proprio a Giovinazzo circa tre anni fa. Abbiamo cenato insieme e poi fatto un giro nel centro storico e in piazza. In questi giorni preferisco lasciarlo tranquillo: ci sarà modo e occasione per risentirlo e fargli i complimenti».

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Il ct dell’Italvolley maschile campione d’Europa Ferdinando De Giorgi con il presidente FIPAV Giuseppe Manfredi (credit photo FIPAV)

Ma se potesse dirgli qualcosa in questo momento, cosa gli direbbe?

«Non potrei far altro che ribadirgli la mia felicità e il mio onore di averlo avuto come compagno e di essergli amico perché lui ormai è un personaggio di caratura mondiale. Quello che tocca diventa oro: l’anno scorso ha vinto tutto ciò che si poteva vincere a livello di club e quest’anno, appena arrivato in Nazionale, ha condotto gli azzurri alla conquista dell’Europeo. Quello che più mi è piaciuto della finale di domenica sera è stata la sua bravura nella gestione della partita. È la razionalità che fa di lui un grande allenatore: il saper trasmettere sempre calma e fiducia, anche nei momenti più critici».

L’imprevedibilità e la velocità da giocatore e la calma e la razionalità da allenatore: questa la formula vincente del Re Mida della pallavolo, per i suoi amici di Ugento “Ferdi”, per altri “Fefè”, ma per tutti Ferdinando De Giorgi da Squinzano, il commissario tecnico dei Campioni d’Europa.

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