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Siamo agli inizi dell'estate: la natura sta portando avanti ormai da tempo il suo prodigio di rigenerazione e crescita e le letture di questa domenica riportano facilmente all'esperienza comune, il miracolo di un seme che nella terra può... leggi tutto...
 

Hockey su pista, Colamaria è il nuovo responsabile delle nazionali italiane


MAX

Tommaso Colamaria è il nuovo responsabile delle squadre nazionali italiane di hockey su pista. La notizia, riportata da Marzia Cattini durante la puntata di “Hockey Talkin’” andata in onda lo scorso 22 marzo, è delle più ghiotte per gli appassionati di sport giovinazzese, ma anche per l’intero movimento. Il giusto premio per Colamaria (nella foto di Max Ogliari) distintosi prima come giocatore e poi come tecnico sia con l’HRC Monza che con le selezioni giovanili azzurre. Da una parte un lavoro complesso e difficile, dall’altra la possibilità di dare un’impronta ancora più importante all’intero movimento: sia dell’hockey maschile che di quello femminile, a partire dalla base fino ad arrivare alle squadre senior e alle nazionali. L’ennesima sfida per lui che di sfide ne ha ormai già vinte tante: prima fra tutte quel titolo europeo conquistato con l’ under 17 maschile nel 2014 che mancava all’Italia da ben 22 anni. Con lui alla guida, dal 2011 al 2020, la rappresentativa azzurra ha sempre fatto benissimo alternando terzi e quarti posti e non scendendo mai più in basso del quinto gradino. Per Tommy, come tutti nell’ambiente sono soliti chiamarlo, anche una bella esperienza sulla panchina dell’under 20 culminata nel bronzo ai Mondiali 2017, nel quinto posto a quelli del 2013 e nel quarto piazzamento agli Europei 2014.

Un vincente Colamaria, sempre pronto a mettersi in gioco.

«Sinceramente non me l’aspettavo - ha commentato a pochi giorni dalla sua nomina a responsabile delle squadre nazionali italiane - In poco tempo mi sono trovato catapultato in questo nuovo ruolo, più manageriale che tecnico, e ciò mi riempie di orgoglio, ma anche di responsabilità che accetto molto volentieri».

Responsabilità, una parola chiave per lui, uno dei primi allenatori in Italia a credere fermamente nei giovani hockeisti e nella loro crescita.

Infondere loro fiducia, ma allo stesso tempo, trattarli sin da subito come uomini, proprio come anni fa Gianni Massari aveva fatto con lui e con gli altri eroi dell’hockey giovinazzese credendo in loro e invitandoli a compiere delle scelte e non semplicemente a subirle, fino a diventare dei giocatori veri, sia in pista che fuori. Non a caso uno dei primi obiettivi del nuovo progetto azzurro sarà proprio creare una maggiore sinergia con la base.

«Nell’arco di questi anni ho collaborato anche con Massari nell’ambito della SIRI (Scuola Italiana Roller International, ndg) e vorrei che una delle peculiarità di questo nuovo ciclo tecnico sia proprio avvicinare molto di più la scuola allenatori all’impronta e allo stile tecnico e comportamentale della nazionale italiana. Questo è indispensabile: senza la base ci si adagia e ci si fossilizza sulle soluzioni tecniche tattiche che si hanno a disposizione, noi, invece, vogliamo fare un salto anche da questo punto di vista. Occorre creare un maggiore scambio tra il lavoro tecnico dell’Italia e gli allenatori delle giovanili, sia maschili che femminili. Solo così allenatore e squadra cresceranno tantissimo: proprio quello di cui l’intero movimento ha bisogno. Il compito del tecnico è molto difficile e delicato, ma allo stesso tempo affascinante ed è per questo che va a messo a disposizione degli altri. La condivisione tra allenatori è fondamentale per carpire dei dettagli e farli propri, ma anche per comprendere tempestivamente gli errori che si commettono».

Tra le difficoltà maggiori da affrontare, non solo nell’hockey su pista ma anche in tante altre discipline, il drop-out dovuto all’abbandono precoce dello sport da parte dei giovani atleti.

«Oggi è proprio questo l’ostacolo più grande: riuscire a far rimanere i giocatori nel tempo e a non farli andar via in situazioni difficili. Per riuscirci occorre partire sempre dalle loro caratteristiche e pensare a come queste ultime possono essere migliorate. È fondamentale far sentire il giocatore apprezzato per l’impegno profuso. Se si riesce in questo, anche un hockeista che non eccelle può essere utile per la squadra. L’importante è che sin da subito i giovani acquisiscano acume tattico ed abbiano fame, volontà di emergere e la capacità di capire che senza il gruppo non si va da nessuna parte. Pian piano con umiltà si impara ed è così che viene fuori il giocatore. Diverso il discorso per chi ha talento, chiamato a comprendere che la propria bravura cresce soprattutto grazie al supporto dei gregari perché l’hockey è uno sport di squadra e si va avanti solo tutti insieme. In questo caso noi allenatori dobbiamo stare attenti a non avere la presunzione di cambiare alcune peculiarità di un atleta per apporre sempre e comunque la nostra firma perché così facendo queste eccezionalità si perdono. Senza dimenticare che ovviamente ogni hockeista deve meritare, altrimenti è inutile prendersi in giro: i giocatori e le giocatrici devono avere voglia e fame che sta a noi tecnici alimentare evitando di cercare cose che non potranno mai fare, ma valorizzando ciò che vediamo».

Un cammino senza dubbio impegnativo ed ambizioso in cui Colamaria non sarà solo. Al suo fianco Alessandro Bertolucci, commissario tecnico della nazionale senior e dell’under 19 maschili, e Massimo Giudice, alla guida della senior femminile e dell’under 17 maschile.

«Con entrambi c’è una totale sintonia per cui sarà facile vedere sviluppata in campo l’idea dirigenziale di questo nuovo ciclo. Parlare la stessa lingua aiuta molto. Entrambi i commissari tecnici si devono sentire liberi e sicuri di fare le proprie scelte senza aver paura di sbagliare. Il lavoro svolto e i risultati raggiunti in questi dieci anni di gestione Mariotti- Colamaria sono stati un trampolino fondamentale: senza questo percorso non ci sarebbero state le basi per poter fare un ulteriore salto in avanti. Ora l’obiettivo è andarci a giocare qualche finale non solo nelle competizioni continentali, ma anche in campo mondiale».

Nel frattempo all’orizzonte spuntano già gli Europei senior e under 17 maschili che dovrebbero tenersi in Portogallo tra fine agosto e inizio settembre.

«Abbiamo il dovere di essere protagonisti nei prossimi Europei senior. Diversamente non ci saremmo nemmeno messi in gioco. Per le giovanili il discorso è diverso perché le squadre cambiano spesso e, specialmente quest’anno, sarà difficile avere il polso della situazione: in questo caso sarà importante andare avanti con la consapevolezza di ciò che sappiamo fare».

A proposito di under 17: c’è qualche hockeista dell’Afp che potrebbe farvi capolino?

«Qualcuno sì, ci sono dei ragazzi. In questo momento credo che abbiano maggiori opportunità rispetto al passato perché le annate 2005, 2006 e 2007 sono davvero interessanti per l’hockey italiano. Ovviamente però le valutazioni da fare sono tante e spettano ai tecnici così come ogni considerazione e decisione in merito».

Nel corso di questa lunga intervista ha parlato tanto dei giovani, ma alla luce di tutto il suo percorso se potesse incontrare il piccolo Tommy che scorrazza sui pattini nel corridoio di casa, cosa gli direbbe?

«Di continuare a giocare, a cadere, ad ascoltare, ma poi a scegliere di testa sua, di non avere mai paura di niente, di fare il bambino imitando le cose che gli piacciono degli adulti. Gli direi di continuare a sbagliare, a divertirsi, a cadere e soprattutto a rialzarsi con la faccia più tosta di prima».

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