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Rafinha: “Giovinazzo è un pezzo del mio cuore”


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«Al cuore non si comanda». Ha commentato così sui social Rafael Augusto Lanziotti il rinnovo del contratto fino al 2021 con il G. S. Giovinazzo Calcio a 5. Una storia d’amore che dura ormai da quattro stagioni quella tra il giocatore noto a tutti come “Rafinha” e la società del presidente Tonio Carlucci.
Giunto in riva all’Adriatico insieme ad Oscar Morgade, nel prossimo campionato il centrale difensivo sarà uno dei pochi stranieri, probabilmente insieme a Felipe Alves, a vestire ancora la maglia biancoverde: «Giovinazzo ormai è un pezzo del mio cuore - ammette il diretto interessato - è come se fosse casa mia. Quando entro in campo e vedo la tifoseria mi vengono i brividi. Il Sud Italia e, in particolare, questo paese mi ricordano molto il mio Brasile: il calore, il modo di approcciarsi delle persone e la passione con cui si segue lo sport mi fanno avvertire meno la nostalgia».

Gente calorosa che l’ha accolto con il sorriso sulle labbra, ma anche una bella iniezione di fiducia da parte della società: una costante fondamentale in questi anni.
«Sin da subito ho stretto un bel legame con tutti, in modo particolare con il direttore sportivo Gianni Lasorsa. Idem con il presidente che non mi ha fatto mai mancare nulla facendomi sentire costantemente una pedina fondamentale di questa squadra. Una situazione che mi ha sempre stimolato a far bene e a proseguire fino a vincere qualcosa di importante per ripagare la fiducia concessami. Non so se sia il mare, la città o il bel legame instaurato con tutti, ma pur essendo trascorsi quattro anni mi sento ringiovanito ed ancora importante per la causa. Alla vigilia della mia quinta stagione con il Giovinazzo ritengo di poter dare ancora tanto a questa squadra ».

Un bel cammino quello in biancoverde e ancora tante pagine da scrivere.
«Delle quattro stagioni già disputate penso che quella appena trascorsa sia stata la mia annata migliore. Se ho qualche rito particolare prima di iniziare la partita? Bacio il nome di mia figlia tatuato sul braccio destro per sentirla sempre vicino a me. Lei è nata proprio quando ho iniziato a giocare in Italia e a breve verrà a conoscere Giovinazzo. Non vedo l’ora di mostrarle il centro storico, uno tra i più belli che abbia mai visitato e, in particolare, quella viuzza stretta così caratteristica e singolare. E dopo una bella passeggiata le farò assaggiare un gustoso panzerotto. Finora le ho solo potuto raccontare come vivo qui, della città, della mia quotidianità».

Saranno stati tanti anche gli aneddoti delle partite disputate fuori e dentro al PalaPansini. Quale per lei il momento più bello in biancoverde e quale, invece, il più brutto?
«Nel mio caso coincidono: mi riferisco alla gara in casa contro l’Odissea 2000 disputata per salire in A2. È stata una partita molto avvincente, una delle più belle che abbiamo disputato: abbiamo giocato tutti molto bene, poi è arrivato il momento dei calci di rigore e io ho sbagliato. Dopo quell’episodio ero titubante nell’uscire a Giovinazzo, invece la gente mi ha abbracciato e sostenuto facendomi sentire tutto l’affetto. Un momento calcisticamente brutto, ma che allo stesso tempo si è rivelato molto bello umanamente».

Bene il passato, ma adesso lei e i suoi compagni non vedete l’ora di ricominciare.
«Speriamo che prima possibile si possa riprendere a giocare davanti al pubblico perché non si può parlare di sport se non ci sono i tifosi. La scorsa stagione eravamo in crescendo ed ero convintissimo che l’avremmo conclusa nel migliore dei modi. Eravamo riusciti a trovare la via giusta e, come tutti, ero molto fiducioso. Aspettiamo di sapere in quale categoria giocheremo ma tutti noi, sia quelli che sono rimasti che i nuovi arrivati, abbiamo voglia di giocare, divertirci e far divertire i nostri sostenitori, ovviamente sempre con responsabilità. Quest’anno potremo toglierci delle belle soddisfazioni perché c’è tanta voglia di riprenderci la quotidianità calcistica di cui ci hanno privato da un momento all’altro. Il pallone ci manca tantissimo».

Un appuntamento fisso, quello del sabato pomeriggio, che manca tanto sia ai giocatori che ai tifosi ai quali Rafinha, in attesa di tempi migliori, lascia un messaggio: «Ne vedéjme o palzzette».

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