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MASSARI: "MENNEA, UNA PERSONA SPECIALE".


 

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Il 21 marzo 2020 ricorrono i sette anni dalla scomparsa dell’indimenticabile Pietro Mennea. La “Freccia del sud”, il più forte velocista italiano di atletica leggera: tante le definizioni per il primatista mondiale dei 200 metri piani, di origini barlettane, che ci aveva abituati ad imprese epiche.

Differente però quando a parlarne è chi lo ha conosciuto direttamente. «Una persona sincera come poche» esordisce Giambattista Massari (nella foto di repertorio, ndg). Lui, noto come “il professore”, molfettese d’origine ma giovinazzese d’adozione, lo ha incrociato più volte nel corso del suo cammino sportivo e, sebbene di tempo ne sia passato, ricorda nitidamente l’uomo e l’atleta Pietro Mennea.

Generazioni diverse, discipline differenti incontratesi sulle piste di atletica di Molfetta. Massari impegnato nel mezzofondo e Mennea, invece, come velocista. «Io e Pietro siamo gli unici Primatisti del Mondo pugliesi: io per i record su miglio e mezzo miglio di pattinaggio su strada e lui dei 200 metri. Eravamo entrambi figliocci del capitano Giosuè Poli (atleta, dirigente sportivo, educatore e scrittore, ndg) – racconta Massari – ed a volte ci allenavamo sulla stessa pista: solo che io mi preparavo con il professor Rino Allegretta, Pietro, invece, si allenava con il professor Vincenzo Zaza. Mennea a soli vent’anni aveva già raggiunto i 10 secondi e 2 nei 100 metri perché era di una determinazione e di una volontà molto forti: le stesse qualità che gli hanno permesso di raggiungere successivamente grandissimi risultati anche grazie alla guida del suo allenatore nazionale Carlo Vittori».

«Pietro era un silenzioso riluttante – continua il professore- solitamente rimaneva in silenzio per poi perdere le staffe quando notava dei comportamenti poco corretti. Non gli piaceva affatto la gente che faceva retorica e che non descriveva la realtà dei fatti. Pietro era una persona sincera ed anche intransigente nei confronti di chi non rispettava le regole. Lui infatti pretendeva molto dagli altri, ma soprattutto da sé stesso: era un grande lavoratore e si allenava meticolosamente, come pochi».

L’attenzione per ogni più piccolo dettaglio, proprio come Massari, molto probabilmente trasmessa ad entrambi da Giosuè Poli ambasciatore dello sport autentico fatto di dedizione e sacrificio. «Giosuè, all’epoca presidente della FIDAL (Federazione Italiana Atletica Leggera, ndg) – ricorda il professore- mi parlava spesso di Pietro: mi diceva che era una persona volitiva che sarebbe arrivata lontano. Tutte previsioni poi puntualmente avveratesi. Io, invece, catturavo la sua attenzione perchè mi considerava un triatleta: andavo bene nell’atletica, nel ciclismo nel pattinaggio e nel nuoto, proprio come lo stesso Poli. A causa della differenza di età e delle differenti discipline agonistiche io e Mennea ci siamo incrociati fino ad allora solo sulle piste di atletica. Ricordo ancora quando lo vidi sfrecciare nello stadio “Della Vittoria” a Bari, durante i campionati studenteschi».

Fino a quel 12 settembre 1979 in cui il numero uno barlettano stabilì il record mondiale sui 200 metri a Città del Messico: «Ho sempre seguito le sue imprese. - Ricorda il professore – Rimangono incancellabili nella mia mente le sue volate contro Valery Borzov che mi facevano saltare dalla poltrona».

Dopo anni un nuovo incontro in occasione di un corso promosso dalla Federazione Italiana di atletica leggera per dirigenti e allenatori: «In virtù dei nostri primati mondiali - afferma Massari - siamo stati chiamati per tenere delle lezioni sulla preparazione e sulla gestione degli atleti, ma soprattutto degli uomini. Si trattò di un’occasione molto bella. Mentre io mi sono occupato di pattinaggio ed hockey, Pietro ha trattato l’atletica leggera: io come sport di squadra e lui, invece, come disciplina individuale evidenziandone poi le differenze. L’hockey è infatti uno sport ad alta coordinazione motoria, mentre nell’atletica leggera sei tu contro i tuoi stessi limiti e tutto dipende da te».

Negli anni a seguire fino al 2013, anno della scomparsa di Mennea, sono stati pochi gli incontri tra i due, ridotti a qualche fugace saluto in aereo: «Ma sempre con tanta stima e rispetto» come Massari ci tiene a sottolineare.

Tra Mennea e Massari alcune differenze, ma anche molti punti in comune che lo stesso professore riassume nel suo motto, ormai storico: «Ricercare l’impossibile per trovare il possibile: un aforisma ben applicabile anche a Pietro, una persona davvero speciale».

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