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SULLE TRACCE DI UN GLORIOSO PASSATO


 

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Reunion d’eccezione a Le Gran Malò con i protagonisti dell’A2 pallavolo maschile

 

 

Estate, tempo di spensierate serate, speciali incontri, emozionanti ricordi, attese e trepidazioni; in questa ideale cornice, un manipolo degli “eroi” della pallavolo maschile, il nucleo audace della “Libertas Giovinazzo” anni 1969/1981, ha organizzato una indimenticabile reunion a “Le Gran Malò”.

I 33 gloriosi protagonisti della pallavolo, tutti presenti all’iniziativa, hanno rivissuto le gesta delle loro imprese eroiche, sino alla inaspettata promozione in A2 nel 1978, celebrando l’allenatore Vittorio Sollecito, classe 1952, autentico maestro di vita e sport.

Nella pallavolo c’è tutto, gambe e testa, cuore e fegato, polpastrelli e alluci, e poi responsabilità, coscienza, strategia, coraggio, motivazione illimitata, focosa, incendiaria.

I campioni della pallavolo sono una miscela di forza fisica, agilità, intelligenza tattica, determinazione e soprattutto passione travolgente.

La stessa passione che ha animato i giocatori dell’epoca, portandoli a risultati memorabili, come ricordato nel corso della serata dal maestro Vittorio Sollecito nel discorso rivolto ai “suoi ragazzi”.

E’ la passione che ti fa saltare più in alto in rete, che ti fa schiacciare più forte sull’avversario, che ti fa piazzare un ace quando la partita sembra già decisa; è la passione e la motivazione il vero segreto del successo.

Eravamo una grande famiglia, fortemente attaccati alla nostra maglia, ci abbiamo creduto con tanti sacrifici e immensa passione, dormendo in auto durante le trasferte, mangiando panini a merenda, fino a tagliare un traguardo sognato ed inaspettato” ci racconta Vincenzo D’Amato, uno dei protagonisti del meraviglioso passato dello sport giovinazzese.

Ricordo che ci si trovava insieme al palazzetto, luogo privilegiato dello sport all’epoca, in quanto Giovinazzo brillava in numerose altre discipline, come l’hockey, il pattinaggio a rotelle oltreché nella pallavolo femminile. Stiamo realizzando un libro sulla storia della pallavolo dell’epoca, quale percorso di crescita personale che ci ha spinto a definire obiettivi, stiamo raccogliendo foto e ogni utile materiale, contando di divulgarlo entro un anno” continua Vincenzo.

Riportiamo ora, per espressa volontà degli attori della serata, stralci del commovente discorso che l’allenatore Vittorio Sollecito ha loro rivolto nel corso della rimpatriata.

 

1 bis

 

Non esagero nel definirvi gli “eroi” della pallavolo maschile, targata Libertas Giovinazzo.

Eroi per aver portato, per la prima volta nella storia, la pallavolo maschile pugliese nel campionato di serie A2 nel lontano 1978, ben 41 anni fa.

Eroi per una impresa sportiva, sociale ed educativa senza precedenti.

Una società, un gruppo, una famiglia, priva di mezzi economici, di sponsor tecnici ed infrastrutture che dimostrò come raggiungere l’impossibile superando le difficoltà con la voglia e la volontà.

Il segreto, il nostro segreto? Dilettanti puri, che seppero imporsi le regole più ferree del professionismo: duri allenamenti, impegno quotidiano, disponibilità completa al lavoro e al sacrificio, ben conciliati con impegni scolastici, familiari ed in alcuni casi anche lavorativi. (…)

Tralasciando queste disgressioni e tornando a cose più serie ed importanti, in qualità di mentore ed allenatore di voi tutti ex ragazzi, oggi uomini ben inseriti nel tessuto sociale, voglio ricordare in maniera sintetica, ma spero e mi auguro efficace, episodi e comportamenti di molti di voi, utili a farvi rivivere momenti piacevoli e mai dimenticati.

Ricordo l’anarchia tecnica e tattica di Antonio Baltieri, Saverio Sassanelli, Filippo Cortese e Rocco Depalo, spesso frutto di colpi vincenti, ma anche di tanti punti persi;

la saggezza, la maturità e l’importante ruolo di uomo spogliatoio e di mio preferito consigliere tecnico Attilio Baltieri;

l’esasperata ricerca della perfezione tecnica e tattica di Franco Andriano;

il silenzio “fragoroso” del nostro tanto umile quanto efficace alzatore Vincenzo Giangregorio;

l’altrettanto silenzioso, ma utilissimo Ruggero Sarcina;

l’estro e la razionale spregiudicatezza di Michele Lasorsa, gioiello tecnico che seppe “rubare” un po’ da tutti voi il “mestiere” della pallavolo;

la classe pura e devastante di Pino Albrizio, che spesso faceva la differenza a nostro favore, nelle partite difficili ed importanti;

la coinvolgente e trascinante esuberanza di Vincenzo D’Amato, giocatore nel cui repertorio non esisteva la parola paura anche di fronte ad avversari che lo sovrastavano tecnicamente e fisicamente;

l’impensabile crescita tecnica di Antonio Carrozzo;

il corposo e maestoso palmares di Stefano Stoev, pluriolimpionico bulgaro con 347 presenze nella sua nazionale, grande fuoriclasse, oltre che grande uomo, diventato di fatto, in un solo anno, cittadino Giovinazzese;

l’esperienza e la forza devastante di Michele Carelli;

la signorilità e lo spiccato senso di disciplina di Rocco Crippa;

l’ineguagliabile folklorismo di Michele Decicco;

la serietà, la competenza e le qualità tecniche degli amici dell’Ex AFP con Mimmo Deceglie in testa, Vincenzo Marzella, Franco Colasante, Fofò Marolla, Giuseppe Centamore, Tonio Palmiotto;

i fugaci, ma validi e importanti contributi di Fornarelli e Frisini;

il contributo e l’importanza di chiunque abbia vestito la maglia della Libertas, da Mario Ranieri, a Franco Lovecchio, Michele Milillo, Giuseppe Palmiotto, Enzo e Lello Scivetti, Michele Sollecito, Giovanni Papapicco, Pino Colasante, Dimidio Domenico, Savino Scivetti, Beppe Piscitelli, Savino Camporeale, Lacalamita, Giovanni Pinto, Dino Fiorella, Giuseppe Amoia, Gaetano Marrano, Bonvino Angelo e i tanti che in questo momento mi sfuggono.

Con commozione vi abbraccio tutti e vi ringrazio per i momenti meravigliosi e intensi che mi avete regalato in 13 anni vissuti insieme e con un unico obiettivo: vincere sul campo per vincere nella vita di ogni giorno.

E’ vostro il merito principale delle nostre vittorie, personalmente mi riservo il solo merito di avervi spronato, stimolato, seguiti ed educati a vincere senza compensi economici, ma con tanti valori morali e di gruppo.

Consentitemi, in conclusione, un momento di tristezza per rivolgere il mio sentito grazie a quanti non sono più tra di noi, ma che sicuramente ci stanno seguendo con gioia ed orgoglio.

I nostri ragazzi Mario Amoia e Francesco Lucatorto, i nostri dirigenti e sostenitori dal Dottor Franco Milillo a Michele Camporeale, il “Comitato” tuttofare, dal Professor Antonio Pansini al Dottor Michele Piscitelli, al Dottor Paolo Mastrototaro, a Giovanni Vurro, a Savino Dagostino, a Michele Colasanto, a Michele Bavaro, a Michele Lovecchio.

Ancora, grazie a tutti”.

I racconti e le emozioni ci hanno portato per un momento sugli spalti a tifare, sul campo a sentire lo schiaffo delle battute; nelle parole dell’allenatore e di Vincenzo D’Amato rivivono le abitudini e gli scenari dell’epoca, la determinazione ed il successo, i sacrifici ed i colpi di testa, le battaglie in campo e le grandi amicizie fuori.

 

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Stagione 1977/78, la Libertas più forte di tutti i tempi,

promossa in Serie A/2, prima squadra maschile pugliese

in un campionato nazionale.

In piedi, da sinistra: Salvatore Colasante, Lucio Palmiotto, (dirigenti) Stojan Stoev, Pino Albrizio, Domenico Pinto, Francesco Andriano, Antonio Carrozzo, Antonio Baltieri, Vittorio Sollecito (allenatore);

In ginocchio, da sinistra: Ruggero Sarcina, Rocco Depalo, Franco Lovecchio, Michele Milillo, Michele Lasorsa, Vincenzo D’Amato

 

 

 

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