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PALLAVOLO: QUARANTA ANNI FA IL BARI CONQUISTAVA LO SCUDETTO CON DUE GIOVINAZZESI


 

1 La formazione della 2000Uno Bari vincitrice dello scudetto 1978 79. Da sinistra in piedi Allegretta Popa Petkova Frascolla Caputo T

La formazione della 2000Uno Bari vincitrice dello scudetto 1978-79. Da sinistra in piedi Allegretta, Popa, Petkova, Frascolla, Caputo, Torretta. In basso da sinistra Viterbo, Bucci, Marè, Ranieri, Volpicella

 

Dalla Sitam al titolo di Campionesse d’Italia. È la favola di due pallavoliste giovinazzesi con un nome simile e un sogno in comune. È la storia di Lucia Frascolla e Luciana Volpicella e delle loro compagne di squadra che quarant’anni fa con la 2000 Uno Bari conquistavano uno scudetto memorabile. Un’impresa titanica visto che all’epoca, proprio come oggi, la scena era dominata dalle squadre del Nord. Un’utopia poter pensare di cucirsi lo scudetto sulla maglia. Eppure le ragazze della 2000 Uno Bari ce l’hanno fatta (nella prima foto).

Come tutte le vittorie che contano anche questa storia inizia da un momento di difficoltà. La squadra di pallavolo femminile di Giovinazzo, la Sitam appena promossa in A2, si scioglie e alcune delle giocatrici vanno a rinfoltire la rosa dell’Antares Bitonto promosso in A1. Tra di loro anche la nazionale bulgara Maria Petkova, la molfettese Daniela Allegretta, Frascolla e una giovanissima Volpicella. Il palazzetto però non è idoneo per disputare la massima serie e l’Antares si trasferisce presso la palestra dell’Istituto Margherita di Bari. È il presidente Tulimiero a sponsorizzare la squadra che quindi cambia denominazione e diventa 2000 Uno Bari.

Le giocatrici, pur inizialmente trovatesi quasi casualmente nello stesso gruppo, sembra giochino insieme da una vita.

“Maciste”, come il dirigente della Sitam Rocco Conte aveva ribattezzato Frascolla, fa conoscere sin da subito la potenza dei suoi attacchi e l’efficacia del suo muro. Un attacco imprevedibile quello messo su in combinazione con la capitana Torretta e la Viterbo tutte e tre mancine. Sotto i colpi delle baresi crollano gli squadroni del Nord. Le “ragazze terribili” della 2000 Uno non risparmiano nemmeno la compagine della capitana della nazionale italiana Camilla Julli. Nel frattempo però la palleggiatrice titolare, alzatrice in seconda della nazionale italiana, la Marè, si infortuna ed arriva il momento di Luciana Volpicella. La giovinazzese ha solo diciassette anni e il suo esordio è uno di quelli che non si dimentica facilmente. Non ha neppure raggiunto la maggior età, ma la giovane pallavolista deve già vedersela con le Campionesse d’Italia uscenti. La grinta, il talento, la carica delle pallavoliste biancorosse ha ancora una volta la meglio e anche stavolta il tabellone recita 3-0 a favore delle pugliesi. La squadra procede inarrestabile fino alla gara con il Reggio Emilia, una compagine piena zeppa di nazionali italiane. Forti o no le avversarie non destano alcun timore reverenziale in Frascolla, Volpicella e nelle loro compagne. Anzi, sembra quasi che più l’ostacolo sia ostico e più la potenza della 2000 Uno Bari diventi incontenibile. Stessa storia anche in quel palazzetto gremito in ogni ordine di posto. Questa volta il 3-0 significa scudetto, il primo conquistato da una squadra di pallavolo femminile del Sud.

Ancora incredula per quel trionfo inaspettato la palleggiatrice Luciana Volpicella: “Nessuno si aspettava un exploit del genere a Bari e per di più da una squadra che era stata appena promossa in A1”– ci racconta ancora emozionata “Avevo solo diciassette anni, ma è andata benissimo”.

 

Come è stato giocare ancora giovanissima insieme a “mostri sacri” della pallavolo come Popa, Petkova e Torretta?

Erano molto più grandi di me quindi ognuna di loro era un modello. Seguendo il loro esempio ho compreso quanto fosse fondamentale allenarsi e allenarsi tutte insieme mettendo la propria formazione e preparazione a disposizione della squadra. Il ricordo più nitido dell’epoca è legato sicuramente a Popa: essere stata la palleggiatrice di una fuoriclasse del genere è per me motivo di grande orgoglio”.

 

Di quell’annata spettacolare con la maglia della 2000 Uno Bari qual è una della prime immagini a venirle in mente?

Risale alla stagione successiva allo scudetto. Mi riferisco alla vittoria della semifinale di andata di Coppa Campioni (la squadra nella foto che segue, ndg) disputata a Bari. I tifosi al termine della gara ci lanciarono i garofani. Il campo era diventato un tappeto di fiori biancorossi e l’atmosfera che si respirava era bellissima”.

 

2 La squadra della 2000Uno Bari 1979 80 che partecipò alla Coppa Campioni. Da sinistra Torretta Allegretta Frascolla Viterbo Bucci Liguori Volpicella Brattoli Calamita Petkova Popa

 La squadra della 2000Uno Bari 1979-'80 che partecipò alla Coppa Campioni. Da sinistra Torretta, Allegretta, Frascolla, Viterbo, Bucci, Liguori, Volpicella, Brattoli, Calamita, Petkova, Popa

 

E dell’annata dello scudetto, invece, cosa le è rimasto ancora nel cuore?

Ho ricordi incredibili. Tutto era magico: la gente ti riconosceva per strada e ti trovavi a condividere con tante persone le gioie della vittoria.

La cosa che mi sono sempre chiesta in questi anni è una: come mai Giovinazzo non ci ha mai riconosciuto questi meriti. Eppure non è impresa facile vincere uno scudetto o arrivare seconde in Coppa Campioni. E, come se non bastasse, il gruppo delle giovinazzesi nella 2000 Uno Bari era bello numeroso. Prima eravamo solo io e la Frascolla, ma l’anno seguente sono arrivate anche altre pallavoliste dal Giovinazzo: Calamita, Bonvino per citarne alcune. Ma non abbiamo mai ricevuto un riconoscimento, una parola. Mi viene da sorridere pensare che si parli dello scudetto solo oggi a quarant’anni di distanza”.

 

Un tricolore seguito da una carriera prima da giocatrice e poi da allenatrice specializzata nel settore giovanile.

La pallavolo è stata la mia vita e continua ad esserlo. Ho giocato per molti anni e poi sono diventata allenatrice fino a ricoprire l’incarico di secondo della squadra maschile del Molfetta quando dalla B1 siamo stati promossi in A2. Tranne una brevissima esperienza ho allenato ovunque persino in Sardegna, ma non qui. Mi spiace non aver mai potuto fare nulla nel mio paese: mi sarebbe piaciuto mettere a disposizione la mia preparazione, le mie competenze, tutto quello che ho fatto nella mia vita. Un bagaglio completo se si considera la mia esperienza da giocatrice e la mia seconda vita da allenatrice. Purtroppo però non ci sono stati i presupposti e non ho mai collaborato con nessuno dei giovinazzesi”.

 

Un po’ di dispiacere misto a tristezza nelle parole di Luciana Volpicella, mentre commozione al solo pensiero dello scudetto targato 1978-‘79 per Lucia Frascolla, oggi oculista, ma pallavolista per sempre. “Ricordo ancora l’emozione di quel giorno: la gioia della gente, le interviste in campo subito dopo la gara e la Torretta che ci innaffiava con una bottiglia di champagne”.

 

3 Alcuni dei trofei e la bambolina portafortuna di Lucia Frascolla

 Alcuni dei trofei e la bambolina portafortuna di Lucia Frascolla

 

Campionessa d’Italia, ma non solo in quella giornata speciale.

Quello stesso giorno compivo ventidue anni. Non credo di aver mai ricevuto un regalo più bello per il mio compleanno”.

 

Quale il segreto di quell’annata magica?

Ci siamo divertite tantissimo durante quel campionato. Non si devono perseguire gli obiettivi a tutti i costi. Quando ci metti il cuore le vittorie arrivano naturalmente.

L’altro ingrediente fondamentale è il supporto reciproco. Quando qualcuna commetteva qualche errore, le altre cercavano subito di infonderle fiducia galvanizzandoci l’un l’altra. È questa l’unità della squadra. Pur non conoscendoci ed avendo personalità completamente differenti, sembrava avessimo giocato insieme da sempre”.

 

Vi supportavate l’una con l’altra, vi divertivate in campo e cantavate anche.

Prima di ogni partita cantavamo “La canzone del sole” di Lucio Battisti.

«Le bionde trecce, gli occhi azzurri e poi, le tue calzette rosse (…)»

era diventata la colonna sonora del nostro pre-partita. Inoltre io avevo anche una piccola amica “di stoffa” nel borsone: la mia inseparabile bambolina portafortuna con il vestitino biancorosso, anche lei bionda come me e come la musa della canzone che ci piaceva tanto. Molto probabilmente mi è stata regalata da Carmela Montelli, un’amica di quando giocavo nella Sitam. Credevo di averla smarrita, invece, era lì nella mia bacheca in compagnia dei miei trofei”.

 

4 La Sitam in posa con la bambolina portafortuna. Da sin in piedi Nacci all. Bonvino Montelli Pepe Frascolla Conte dirig. in basso da sinistra Tortella Volpicella Maria Nacci Damiana Nacci Amelia

 La Sitam in posa con la bambolina portafortuna. Da sin in piedi Nacci (all.), Bonvino, Montelli, Pepe, Frascolla, Conte (dirig.); in basso da sinistra Tortella, Volpicella Maria, Nacci Damiana, Nacci Amelia.

Portafortuna, canzoni scaramantiche, ma soprattutto amicizia e amore per la pallavolo.

La pallavolo era la vita per me e quando ho smesso di giocare una grossa parte del mio cuore è venuta meno: pur soffrendo ho preso questa decisione proprio perché volevo che questo sport per me restasse un divertimento. Se, invece, come suggeritomi da mio padre, avessi scelto di frequentare l’Isef, la pallavolo si sarebbe trasformata in un lavoro e non sarebbe stata più la stessa cosa. Cosa mi manca di più di quel periodo? Proprio il gesto fisico della schiacciata: caricare tutto in quel pallone e mandarlo con tutta la mia forza nell’altra metà del campo”.

 

Un pallone che non è una semplice sfera, ma che per queste ex ragazze racchiude più significati: il valore dell’amicizia, la gioia di condividere un cammino, l’importanza del sacrificio, ma soprattutto la faccia pulita dello sport.

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