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Francesco Fiorentino: “Futilità” è il ritratto di un’intera generazione


 

Foto 1

 

C’è Parigi, il demone del dongiovannismo, la rappresentazione senza sconti della mondanità intellettuale, l’Italia degli anni ’90 che cambia nel passaggio tra prima e seconda Repubblica, da Occhetto a Berlusconi, dinanzi ad una generazione di intellettuali di mezza età che si rifiuta di diventare adulta, rifugiandosi nella futilità”.

È con questi rapidi, ma felici flash che Michele Sollecito, vicesindaco di Giovinazzo, ha fotografato “Futilità” del francesista Francesco Fiorentino. Il romanzo, edito da Marsilio, è stato pubblicato lo scorso 15 luglio e presentato il giorno dopo presso la Vedetta sul Mediterraneo a Giovinazzo.

Napoletano d’origine, Fiorentino vive a Bari dove ha insegnato Letteratura Francese all’Università degli Studi “Aldo Moro”.

Penna vivace e poliedrica: nella sua produzione letteraria numerosi saggi ed anche due gialli, scritti in collaborazione con Carlo Mastelloni, e ora anche il suo primo romanzo “sentimentale”. Ingeneroso infatti rinchiudere “Futilità” in un unico genere visto che in queste pagine, oltre alla crisi di mezza età del protagonista, c’è un vero e proprio spaccato degli anni ’90.

Professor Fiorentino, “Futilità” è nato da uno spunto molto diverso dalla sua precedente produzione letteraria. Come mai?

«Questo romanzo, attraverso la storia sentimentale accidentata di un uomo maturo, cerca di scavare su alcune questioni importanti per tutta una generazione. Evidentemente mi ci voleva tempo, e forse anche coraggio, per poterle affrontare».

Nel suo romanzo la futilità diventa un rifugio per Ugo, professore di Storia dell’Arte all’Università.

«Non solo, la futilità ha anche un valore positivo: significa arredarsi la vita, rendersela più piacevole. Ma comporta sempre un rischio: che ci si chiuda in un universo individualistico elegante, ma vuoto. Questo rischio è maggiore per gli uomini di mezza età, illusi dal narcisismo, che inseguono ancora sogni giovanili di seduzione ed erotismo. Grazie a pillole, diete e bisturi pensano spesso di poter fare quello che da giovani non hanno fatto. Persone che si sentono sempre in credito con la vita. Lo stesso Ugo si trova alla fine davanti a questa tentazione».

 

Foto 2

 

È corretto dire che l'altro vero protagonista del suo romanzo è l'amore inteso sia in modo passionale che come il semplice piacere di stare insieme?

«L’amore, un po’ come ogni azione, ha tre momenti. L’inizio e la fine, di cui in genere si occupano le canzoni, sono momenti intensi e quasi sempre eguali. L’innamoramento, un momento euforico in cui spesso ci si instupidisce, e la rottura del rapporto, sempre dolorosa in cui almeno uno dei due può scoprire alcune verità su sé stesso, oltre che sul legame. Quello che però conta è ciò che sta in mezzo: la durata inevitabilmente monotona. Questa continuità matrimoniale che prima era data per scontata, ora sempre più appare insopportabile. Il protagonista di “Futilità” passa attraverso tutte queste tre fasi. In questo senso la mia ultima fatica letteraria è anche un romanzo sull’amore».

Perché ha scelto di ambientarlo proprio negli anni '90?

«Negli anni Novanta si verifica una crisi politica che cambia completamente la classe dirigente e i suoi valori. Il romanzo mostra che questo cambiamento corrisponde a una mutazione che investe non solo la classe politica, ma una intera generazione che abbandona gli ideali a favore del consumismo».

Come mai ha scelto di presentare “Futilità” per la prima volta a Giovinazzo? Cosa la lega a questo territorio e quale aspetto le piace di più del nostro paese?

«Per prima cosa il legame con Michele Sollecito, studioso colto e sensibile, che con orgoglio posso definire un mio allievo. Però non solo: Giovinazzo è diventata bellissima e soprattutto ha anche sviluppato un ambiente amichevole e sensibile alla cultura. Mi ha commosso il fatto che una delle prime iniziative della giunta di Tommaso Depalma fu quella di aprire una biblioteca che ora è in restauro perché diventi ancora più accogliente. Quante città possono vantare un’impresa come questa?».

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