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Carlo de Palma: “Non sono i limiti a fermare i nostri cammini”


 

Foto 1

 

«Fine esperienza di cammino. Ora è il momento della gratitudine e del silenzio perché possa ancora parlarmi nei giorni a venire». Scrive così su facebook al suo arrivo il giovinazzese Carlo de Palma che nonostante le difficoltà del periodo è riuscito anche stavolta a intraprendere e a portare a termine il cammino di Don Tonino. Ben 335 kilometri da Tricase a Molfetta percorsi dal 17 al 30 ottobre scorso: un lungo peregrinare conclusosi, proprio come nei due anni precedenti, nel giorno del trentottesimo anniversario dell’ordinazione episcopale del Servo di Dio Don Antonio Bello. Un percorso solo apparentemente uguale, ma in realtà sempre diverso, soprattutto quest’anno con la sua quotidianità sui generis.

De Palma, quali sono stati il sostegno e il bagaglio che le hanno permesso di andare avanti anche stavolta?

«Ho vissuto questa ennesima esperienza in un periodo di grande incertezza e paura per via della pandemia che imperversa nel mondo. In tanti mi hanno sconsigliato di portare avanti questo mio progetto. Ne ero convinto già prima di intraprendere il viaggio, ma durante ho provato una grande gioia nel comprendere che non sono i limiti a fermare i nostri cammini. Siamo noi, con il nostro spirito creativo e di adattamento a dover venir fuori dai nostri condizionamenti, a percorrere i nostri "cammini" pur con tutti i vincoli presenti. È stato proprio Don Tonino ad insegnarci a osare, a toccare con mano i nostri limiti per provare a spostarli sempre più in là in base a quello che la vita ci chiede e a non farci condizionare da essi. Ero un ragazzo adolescente quando lo ascoltavo, ma il coraggio che quelle parole mi hanno trasmesso è sempre lo stesso anche oggi che ho 53 anni».

 

Foto 2

 

Quali, invece, i doni e le risposte di questo periodo che porterà con sé per affrontare al meglio il domani?

«Durante il cammino si vive un’esperienza di incontro ma anche di grande silenzio. Lo stesso silenzio che nella preghiera diventa lo spazio nel quale Dio parla e agisce. Accade soprattutto se lo si percorre confrontandosi quotidianamente con la vita di don Tonino Bello. Nel mio bagaglio porto le motivazioni che mi spingono a vivere questa esperienza e gli aspetti su cui riflettere lungo il cammino. I temi su cui ho centrato quest’ultimo viaggio sono stati due: la necessità di una comunicazione non violenta e l’amore che ti guida verso casa.

Credo sia importante considerare valide le opinioni diverse dalle proprie. Oggi infatti abbiamo un assoluto bisogno di una comunicazione non violenta ad ogni livello: sia sociale che istituzionale e questo può avvenire solo partendo dai bisogni che portano alla divergenza di idee.

Il secondo tema, oggetto delle mie riflessioni, è stato l’amore: inteso come quel sentimento che ti fa sentire a casa, dalle persone che ti amano e che ami. Da qui la decisione di percorre il cammino al contrario, partendo da Tricase, il luogo dove don Tonino scrisse la “Preghiera sul molo” conosciuta anche come “La lampara”».

Un’invocazione che risale al 14 novembre di 38 anni fa, ma che risuona tremendamente attuale nella quale Don Tonino scriveva: “ (…) Dai a questi miei amici fratelli la forza di osare di più. La capacità di inventarsi. La gioia di prendere il largo. Il fremito di speranze nuove (…)”.

Quasi un invito rivolto a noi chiamati oggi ad essere viandanti lungo un cammino del tutto nuovo, con tante certezze in meno, ma con un'opportunità altrettanto unica e irripetibile.

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