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ODEION: UN ANNO DI EMOZIONI


 

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Il 25 maggio l’Odeion compirà il suo primo anno di vita. L’auditorium, casa della Fondazione socioculturale intitolata a “Gioacchino Defeo e Teresa Trapani”, festeggerà il suo primo anniversario. A porte chiuse sì, visto che, come da decreto governativo, i teatri potranno riaprire solo dal 15 giugno, ma ugualmente un anno importante, in attesa del nuovo inizio. Un anno di novità, di stimoli culturali, di emozioni e di nuovi incontri, ma soprattutto un anno di cultura, di eventi teatrali e di concerti che hanno accompagnato gli spettatori facendoli spaziare dalla commedia allo spettacolo introspettivo, dalla musica classica al jazz, con grande naturalezza.

Solo nove mesi in realtà per via della brusca interruzione, ma vissuti intensamente da addetti ai lavori, compagnie teatrali, musicisti e spettatori. Nove mesi che hanno permesso alla giovane struttura di fare breccia nel territorio prima della pausa forzata. Uno stop arrivato improvvisamente a causa dell’emergenza in corso che ha ferito, ma che non ha tarpato le ali dell’Odeion che ha continuato a coccolare i fedelissimi avvalendosi delle moderne tecnologie come sottolineato anche dalla presidente della Fondazione Teresa Picerno: «E' stata nostra volontà mantenere attivo il contatto con le centinaia di ospiti accorsi all'Odeion in occasione dei numerosi eventi musicali, teatrali e culturali in genere, che hanno visto eccelsi professionisti esibirsi sul nostro palco da maggio 2019 a febbraio 2020. Con l’imprevista serrata causata dall’emergenza epidemiologica – continua la presidente- la drammaticità del momento ha reso ancor più necessario non interrompere il filo che ci unisce come comunità e abbiamo voluto offrire al nostro pubblico periodici interventi culturali grazie alla disponibilità del professor Martini e del Maestro Laera». E proprio in attesa del nuovo inizio la presidente ha aggiunto: «In vista della riapertura delle attività stiamo adeguando la struttura a tutte le disposizioni di sicurezza prescritte, conciliando le esigenze culturali con il primario interesse alla sicurezza. Stiamo, inoltre, arricchendo il giardino dell'Odeion, luogo di prima accoglienza per tutti i nostri ospiti. Il lavoro all’interno della struttura non è mai cessato e la mission della Fondazione resta viva ed ancorata alla volontà di preservare la memoria dell'impegno di Gioacchino e Teresa per la famiglia».

Nell’attesa sono il direttore artistico della sezione musicale Pietro Laera e il responsabile teatrale e culturale Franco Martini a prendere virtualmente per mano gli spettatori e a ripercorrere le emozioni di questi primi mesi di vita invitandoli a guardare con fiducia al futuro.

25 maggio 2020: potendo esprimere un desiderio cosa vi verrebbe in mente soffiando sulla candelina del primo compleanno dell’Odeion?

Laera: «Il mio augurio è che la riapertura avvenga il prima possibile. Ci manca tanto il contatto con il pubblico. Mi piacerebbe con le dovute cautele poter tornare a riaprire quel sipario per regalare altre serate indimenticabili ai nostri spettatori».

Martini: «L’auspicio è che si possa riavviare l’attività dell’auditorium nei mesi di giugno e luglio, proprio come accadde l’anno scorso. Speriamo che sia possibile anche se in forma ridotta, gradualmente e con tutte le precauzioni del caso, magari sfruttando al meglio la terrazza dell’Odeion, ancora però in fase di completamento: una splendida cornice per gli eventuali appuntamenti estivi, soprattutto in un contesto di restrizioni come quello attuale».

La nostalgia del pubblico e il desiderio di poterlo rivedere quanto prima li accomuna, differente, invece, il ricordo della serata che più è rimasta impressa nei loro ricordi.

Laera: «Ogni appuntamento ha lasciato un segno indelebile, ma se ne dovessi scegliere uno il mio pensiero corre proprio alla serata inaugurale non solo per essere stato coinvolto dall’inizio di questa avventura, ma anche per aver avuto l’opportunità quella sera di eseguire il brano di Chopin. La sala era gremita in ogni ordine di posto e c’era un grandissimo interesse, confermatosi poi nel tempo. È il momento a cui sono più legato emotivamente perché è stato il primo, quello che ha segnato l’inizio di questa nuova esperienza».

Martini: «Di serate memorabili ce ne sono state tante perché dopo poche settimane avevamo già una programmazione regolare e lo spazio cominciava già ad affermarsi sul territorio con la sua identità. Tra i numerosi appuntamenti mi viene subito in mente la serata di Sant’Antonio Abate. Quel giorno dopo lo spettacolo di una compagnia barese ci siamo raccolti nel giardino dell’Odeion gustando fave e olive e sorseggiando del buon vino, fedeli più che mai alla tradizione giovinazzese. Attorno al fuoco non c’erano più né attori, né spettatori, né organizzatori. Eravamo tutti un solo gruppo omogeneo e solidale unito dall’omaggio alla cultura tradizional popolare, senza alcuna distinzione di ruoli».

E proprio a quel pubblico, lo stesso che ha gremito la serata inaugurale e a tutti gli spettatori che si sono poi avvicendati nel corso del tempo scoprendo questa nuova realtà, quale messaggio vi piacerebbe lasciare?

Laera: «Mi piacerebbe invitare tutto il pubblico, e in special modo i giovani, ad essere curiosi. Dopo questo periodo così difficile teatro e musica colta abbinate sapientemente all’uso delle nuove tecnologie sapranno creare qualcosa di ancora più interessante e innovativo».

Martini: «Visto che da più parti si dice che noi italiani siamo stati bravi a seguire tutte le indicazioni di questo periodo, forse sta arrivando anche il momento di meritarci un premio e quale premio più bello per riconciliarci con la normalità di poter tornare a godere di eventi culturali? Attimi preziosi che senza dubbio ci aiuteranno a tirarci fuori dall’angoscia e dalle difficoltà di questo momento».

Insomma un bell’album di ricordi, pieno zeppo anche di desideri che prossimamente potranno tornar pian piano a riprendere forma.

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