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AGOSTINO PICICCO E LA COMUNICAZIONE ATTRAVERSO I SOCIAL MEDIA


 

PIC 1.ipg                                                                                      AGOSTINO PICICCO

 

La presentazione di “Comunicare è Condividere”, nuovo libro di Agostino Picicco è stato un incontro ricco di relazioni condivise con un infaticabile scrittore e giornalista. Il nostro caro e illustre concittadino, inoltre, lavora nella Direzione Comunicazione ed eventi istituzionali dell’Università Cattolica di Milano ed è responsabile culturale dell’Associazione Regionale Pugliesi nella sede di Milano. Un vero pregio per la comunità giovinazzese è il prof. Picicco che da sempre, pur vivendo nel capoluogo della regione Lombardia, strizza l’occhio con grande affetto alla sua terra d’origine, ricca di stimoli, di elementi di studio e di riflessione che a lui piace approfondire, comunicare e condividere. Agostino Picicco è un vero talento e lo si può scoprire leggendo il suo curriculum intriso di studi e di ricerche, sempre nuove ed interessanti. Lo abbiamo ritrovato con piacere nelle scorse settimane qui in città perché impegnato per la presentazione del suo libro “Comunicare è Condividere”, svoltasi in anteprima il 26 Aprile, in una gremita sala San Felice, luogo di incontri e scambi culturali a trecentosessanta gradi della nostra Giovinazzo. In quell’occasione un’interessante conversazione a tre con i giornalisti Gianluca Battista e Michele Marolla ha dato rilevanza al tema comunicazione attraverso i social media o network, che dir si voglia, e nelle relazioni sociali. Il vescovo Domenico Cornacchia, giunto al termine dell’incontro, ha piacevolmente salutato i presenti, stretto la mano e con cordialità ha condiviso il suo piacere di essere tra la gente che gli ha mostrato stima ed affetto. Ha messo in atto concretamente il principio dell’essere social nel contatto diretto con le persone :comunicare con un gesto gentile di saluto ed una stretta di mano.

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Nella foto da sinistra Michele Marolla, Raffaella Leone (Secop Edizioni), Agostino Picicco, Tommaso Depalma e Gianluca Battista

 

Parlare di social media o social network, vuol dire parlare di Twitter, Facebook ed Instagram. La nostra società sta vivendo un progresso scientifico e tecnologico che può essere definito positivo, sotto certi aspetti, per l’umanità tutta però, se ci fermiamo un attimo a pensare, ci rendiamo conto che i canali social hanno “invaso”, sotto certi aspetti la vita di molti di noi. Infatti, nasce ogni giorno il bisogno di condividere qualsiasi elemento o momento che faccia parte della nostra giornata, accade spesso anche per aspetti molto delicati ed intimi. Ci si deve chiedere se è proprio necessario tenere informata la gente di tutto ciò che facciamo e se siamo davvero quello che mostriamo nei nostri post e commenti. In parte sì e in parte no… e questo porta l’universo dei social media a diventare per certi aspetti finto, astratto e lontano dal nostro modo di essere; per non parlare del “fenomeno” dei cosiddetti “leoni da tastiera “, quelli forti dietro un cellulare, esperti in tutto, che possono giudicare ogni cosa e/o persona, offendere, infangare ed esprimere pareri anche non rispettosi nei confronti di chiunque, senza poi considerare che anche nell’utilizzo di questi canali comunicativi si deve assolutamente mettere in atto un linguaggio consono che tenga conto dell’educazione e delle buone maniere, insomma un “galateo” della comunicazione. Questi aspetti negativi non devono far pensare a cancellare il proprio profilo ma, al contrario, imparare a utilizzare gli strumenti tecnologici in modo corretto ed equilibrato. A chi non è capitato di ricevere richieste di amicizia di persone che poi incontrate fisicamente non hanno degnato di un saluto? Beh! Anche questa cosa è alquanto strana! La tematica è risultata molto interessante ad Agostino Picicco il quale affronta le molteplici sfaccettature nella sua nuova fatica editoriale “Comunicare è Condividere” che arriva a quattro anni di distanza dalla pubblicazione di “Vita da social” ed in un certo senso crea con lo stesso libro un fil rouge nel segno della continuità in una tematica di forte interesse sociale oltre che di attualità.

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Nella prefazione di “Vita da Social “ Giancarlo Mazzuca , giornalista, scrittore e politico, definisce il libro dell’amico Agostino Picicco...” uno stringato manuale tecnologico ad uso dell’uomo comune…” e scrive : “Il tema dei social, della comunicazione nella società globale, delle insidie di Facebook, è attuale e riguarda il vissuto di ogni persona. Picicco, in linea con le sue precedenti pubblicazioni, lo affronta con taglio giornalistico e con il bagaglio della sua esperienza di vita e di riflessione, a tratti con arguzia e simpatia, soprattutto negli aspetti più evidenti della nostra quotidianità e nel confronto con un tempo, neppure tanto passato (quando – per intenderci – l’informazione era collegata all’uso dei gettoni …).

Cogliendo lo spirito dell’autore, concordo sul fatto che oggi non siamo schiavi di questi strumenti, ma ne siamo piacevolmente attratti e aiutati, tenendo presente qualche avvertenza che è utile seguire.

Siamo contenti di riuscire – tramite la tecnologia - ad avere sotto controllo l’intero sistema delle nostre relazioni da quelle importanti a quelle più futili, talvolta anonime, comunque sostenitrici della nostra autostima. Il rovescio della medaglia di tale facilità di relazioni (che vanno comunque seguite, coltivate, conservate) è la rinuncia al nostro privato, ma ormai è un fenomeno generalizzato e accettato dalla coscienza sociale.

Inoltre, in un’epoca in cui i contatti col mondo sono affidati per lo più ai messaggi digitali, buona parte del nostro tempo è espropriato dall’assillo del tablet e dall’inserimento nei social dei frammenti della nostra esistenza. L’uso del tempo ha subito un contraccolpo considerando quanto ne impieghiamo nella gestione delle relazioni tecnologiche. Così è agevolato chi riesce ad essere più rapido nel dare una notizia o una risposta, non lasciandosi travolgere dagli eventi, dalla pigrizia, dalla pioggia di messaggi che poi restano inevasi.

Il segreto dell’uomo contemporaneo è quello di saper gestire le relazioni attraverso l’utilizzo sapiente del tempo non facendosi distrarre da un uso futile, lezioso, ansioso della tecnologia. Chi riesce a trovare e ad amministrare quel tempo ha più possibilità di riuscire ad emergere, ad essere efficiente e … a vivere meglio, magari dedicando anche tempo ed energie agli altri. La tecnologia pervade tutta la nostra giornata di lavoro, tempo libero, amori, svago, e l’ha cambiata. Ogni tanto viene un po’ di nostalgia, come sottolinea l’autore, per quegli strumenti un po’ antiquati che trovavano il minimo comune denominatore nel rapporto diretto e personale, efficace nel rinsaldare una relazione e nel far nascere un’amicizia. Stile che, come precisa Picicco, va riportato anche nella nuova dimensione relazionale e tecnologica (le mail ben scritte, il bon ton del cellulare, il galateo di Facebook...”

A quattro anni da questa interessante e quanto mai attuale analisi sui social network giunge il nuovo libro di Picicco “ Comunicare è Condividere “(Secop Edizioni).

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In questo suo lavoro da poco pubblicato l’autore ha posto risalto su ciò che s’intende per comunicare e per condividere. Nella prefazione di questo libro, Luciano Ghelfi, giornalista parlamentare Tg2 Rai, scrive…“C’era una volta....”, questo era l’incipit di tante favole che si leggevano da piccoli. Introduceva spesso in racconti fantastici, in mondi un pò fiabeschi e un pò passati, per i quali non era difficile provare una punta di nostalgia. L’arguto volumetto di Agostino Picicco potrebbe trarre in inganno, e far pensare a un’operazione retrò, ma non è così. Sfruttando la particolare condizione di noi cinquantenni, che abbiamo vissuto un’epoca a cavallo fra le linee telefoniche duplex e il wifi, con ironia e disincanto mette a confronto il tempo andato in cui si chiamava dalla cabina a gettoni e l’era degli smartphone.

Sono passati meno di trent’anni, ma sembra un’eternità. I primi telefoni mobili vennero commercializzati in Italia nel luglio del 1990. La tecnologia si chiamava TACS, e consentiva esclusivamente le telefonate, neppure gli SMS, che arriveranno solamente un paio di anni più tardi, con l’introduzione della rivoluzionaria tecnologia GSM… Da allora abbiamo conosciuto una crescita impetuosa, tanto della tecnologia, quanto del suo impatto sulla società e sui comportamenti individuali…Da questa situazione ormai chiara e acquisita emerge nitida l’opportunità di una riflessione su quanto è cambiato nell’approccio alla comunicazione, nel momento in cui la stragrande maggioranza della popolazione ha in mano gioiellini in grado di scattare foto, inviare mail, fare operazioni bancarie, concludere acquisti, rilevare i nostri dati sanitari, o connetterci attraverso le app più moderne al resto del mondo attraverso i social network. Apparecchi che - a volte - servono ancora per il loro uso iniziale, cioè telefonare. Non sembri sarcastico: sono ormai dieci anni, cioè dal dicembre 2009, che il traffico dati attraverso i telefonini ha superato quello voce. Ed è del 2016 un altro sorpasso storico: quello del traffico internet generato nel mondo da smartphone e tablet (il complesso cioè dei dispositivi mobili) rispetto a quello proveniente dai computer fissi.

Sempre più il telefonino di ultima generazione rappresenta la nostra finestra sul mondo. Anzi, è diventato talmente importante da renderci per così dire schiavi delle sue (quasi) infinite possibilità. Solo chi ha memoria storica, però, può scandagliare con efficacia l’impatto sulla vita quotidiana, e metterne in luce le contraddizioni, i paradossi, finanche i rischi. L’esercizio che compie Agostino Picicco, non nuovo in questo campo, è proprio quello di comparare due epoche sotto ogni singolo aspetto. Più facile per chi ha conosciuto quell’epoca in cui non esistevano bande larghe, internet banking o commercio online. Emerge meglio così la portata del cambiamento, con le sue luci e le sue ombre. Ne scaturisce una sorta di galateo del terzo millennio, ricco di argute osservazioni e di consigli per migliorare la convivenza fra suonerie, notifiche e consultazione compulsiva degli apparecchi…

...E allora è bello riflettere sul dato che è possibile fare delle pause. Mettere da parte per un po’ il telefonino, o addirittura spegnerlo del tutto. Un gesto che ci consente di essere dominatori, e non dominati. Sembra impossibile, ma si può fare. Quando troveremo il coraggio di farlo scopriremo che il mondo può andare avanti qualche ora anche senza di noi, e noi potremo nel frattempo ricaricare le batterie, proprio come i telefonini. Scopriremo di averne uno straordinario bisogno.

Solo allora, quando saremo tornati a essere padroni del nostro tempo e della nostra proiezione esterna, potremo riscoprire quanto è bello e importante comunicare con il resto del mondo, se e quando lo vogliamo noi. Se e quando non dimentichiamo che ci rivolgiamo a persone come noi. Reali, e non virtuali.”

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Abbiamo sentito come sempre con molto piacere il parere dell’autore per scoprire qualcosa di più sulla ricerca che ha fatto oltre che attenta analisi in merito alla comunicazione attraverso i social network. Gli abbiamo chiesto cosa intende per comunicare e per condividere…

«Mi sono dedicato negli ultimi tre lustri a studiare, esaminare ed illustrare il pensiero di don Tonino Bello e dei fondatori dell'Università Cattolica- ci ha detto lo scrittore Picicco. Al centro della loro vita ho trovato il senso di una donazione agli altri e della costruzione di opere, che di fatto si basano sulla vita come relazione. Dal senso di una relazione alla condivisione della stessa il passo è stato breve. Nel volume di circa quattro anni fa "Vita da social" ho esaminato l'evoluzione sociale e i cambiamenti quotidiani che la nuova tecnologia ha provocato. In "Comunicare è condividere" cerco di trovare l'impianto concettuale alla base della nuova comunicazione che è parte integrante della nostra esistenza. Infatti, non staremmo tutto il giorno con lo smartphone in mano, se così non fosse. Ma questo assillo continuo di raggiungere gli altri in ogni momento e in ogni luogo ha un senso? Facendo salve le esigenze della correttezza e del buon gusto, ha si un senso per me: se la comunicazione diventa davvero condivisione. Non condivisione di foto o di link, ma condivisione della propria vita, delle proprie emozioni, dei propri sentimenti, un modo per arricchire gli altri delle nostre buone qualità. E per essere arricchiti. Quindi esprimo una critica verso ciò che è lezioso, invasivo, scorretto. Talvolta sui social si corre questo rischio. Ma, per condividere, davvero occorre disintossicarsi dall'ansia del presenzialismo a tutti i costi per riuscire ad apprezzare i piccoli piacere della vita ormai dimenticati (una buona lettura, un film in tv, una passeggiata). Gli strumenti tecnologici occupano la nostra attenzione in ogni momento, e questo ci porta a dimenticare o a non rivolgere attenzione alle persone che ci sono vicine. I social non vanno demonizzati ma neppure assolutizzati, sono semplicemente un ausilio a recuperare le relazioni reali e personali, oltre le distanza spaziali e temporali».

 

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Il libro “Comunicare è Condividere” è stato presentato Sabato 11 Maggio a Milano con grande successo presso il salone dell'Associazione Nazionale Marinai d'Italia sulla Darsena dove illustri ospiti ed esperti nel campo della comunicazione oltre che del sociale hanno dialogato con lo scrittore dando il loro prezioso contributo. Non ci resta, quindi, che consigliarvi la lettura di questi due libri perché di sicuro le riflessioni sul nostro “modus vivendi” quotidiano in rapporto ai social scaturiranno con grande naturalezza, fermo restando che la comunicazione è fondamentale.

 

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