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LA CULTURA DELLA LEGALITA' DEMOCRATICA VERSUS LE MAFIE.


 

 

Inaugurato, lo scorso 3 marzo, presso la sala San Felice il presidio locale Libera.

 

L’associazione “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, fondata nel 1995 da don Luigi Ciotti, si è arricchita di recente anche del presidio locale di Giovinazzo, intitolato alla vittima innocente Michele Fazio, per iniziativa delle associazioni A.G.E.S.C.I. Giovinazzo 1, Led e Don Saverio Bavaro-Biblioteca dei Ragazzi Antonio Daconto.

Come noto, Libera è una rete di associazioni, cooperative sociali, movimenti, gruppi, sindacati, scuole, diocesi, articolata sul territorio italiano in coordinamenti regionali, coordinamenti provinciali e presidi locali.

L’impegno dichiarato e strenuamente perseguito è quello di porsi in contrasto alla criminalità organizzata, per favorire la giustizia sociale, la ricerca della verità, la tutela dei diritti, la cultura della legalità democratica, lungo il tracciato della conoscenza della realtà mafiosa, conoscenza che diviene la via maestra del cambiamento.

Per Libera è, inoltre, imprescindibile mantenere viva la memoria delle vittime innocenti; ogni anno, infatti, in occasione della Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, il prossimo 21 marzo, vengono letti i nomi delle vittime, in un lungo elenco, un lungo rosario civile, che quest’anno avrà luogo nella tappa regionale di Brindisi.

La sinergia e la rete costituiscono la cifra dominante dell’associazione, poiché, mutuando le parole di don Luigi Ciotti, “eretico è chi si mette in gioco, chi crede che solo nel noi l’io possa trovare un futuro”; ed è proprio ispirati da questo messaggio e dalla consapevolezza che l’unione fa la forza che l’Agesci Giovinazzo 1, Led e la Biblioteca dei Ragazzi “Antonio Daconto” hanno dato vita al presidio locale, presentato ufficialmente presso la sala San Felice, alla presenza del referente regionale Libera Puglia, Mario Dabbicco, dei coniugi Fazio, Pinuccio e Lella, genitori della giovane vittima innocente di mafia, Michele Fazio, di Damiano Nirchio, mediatore penale e formatore, del sindaco Tommaso Depalma e di una cittadinanza interessata e numerosa.

 

FOTO 1

 

Ebbene, l’evento inaugurale è solo il primo passo del coinvolgimento attivo nelle azioni di antimafia sociale, in quanto le iniziative del presidio locale, a cui ciascuno è invitato ad aderire, richiedono un confronto partecipato e consapevole di tutti. La lotta alle mafie, infatti, in consonanza con quanto emerso nel corso della presentazione del presidio giovinazzese, assurge a compito politico, sociale, culturale ed etico che riguarda l’intera società civile.

Libera si muove contro le mafie per la diffusione della cultura della legalità, poiché le mafie e la corruzione sono sì un problema criminale ma anche, e soprattutto, sociale e culturale; in Libera, pertanto, non c’è solo lotta, ma anche costruzione positiva di un percorso di educazione e di formazione alla responsabilità e alla legalità democratica.

In questa prospettiva, Pinuccio e Lella Fazio testimoniano appieno il duplice atteggiamento di chi non soltanto si oppone alla logica della corruzione ma si impegna personalmente a tracciare i percorsi di crescita del territorio e di diffusione della legalità.

 

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Nel corso della presentazione del presidio locale, intitolato al quindicenne Michele Fazio che il 12 luglio del 2001 perse la vita per mano della mafia, in via Amenduni 9, trovandosi fatalmente in un agguato tra clan rivali, la sig.ra Lella, sua madre, scaglia parole feroci e taglienti contro “le donne mafiose baresi che mettono al mondo figli da destinare al cimitero e alle carceri”, descrivendo in maniera cruda la vita del centro storico barese, incancrenito dal germe della corruzione, e delineando il difficile contesto in cui i ragazzi sono costretti a crescere. Il monito della sig.ra Lella a non avere paura di denunciare, a non perdere tempo e a levare la propria voce contro la malavita, per difendere e salvare le nostre generazioni si fa penetrante ed incisivo. La voce accorata di una mamma che ha perso il figlio innocente e lo ricorda con tenerezza, mostrandosi disponibile e pronta a tendere la mano a Francesco, colui che si macchiò del doloroso crimine, pentendosene, diviene una modello di forza e coraggio.

In maniera esemplare e non senza difficoltà i coniugi Fazio si sono, infatti, mossi contro la mafia per la cultura della legalità, compiendo passi ardui e dolorosi. Come ricordato nel corso della serata dal mediatore penale e formatore, Damiano Nirchio, che ha seguito il percorso di ravvedimento del reo Francesco fino all’incontro con i coniugi Fazio, quell’autentica lezione di perdono di cui è stato testimone ha costituito la base per ricucire due lembi lacerati, rimettere insieme gli strappi dell’arbitrarietà del potere, unire un quartiere e la città intera, nella strenua consapevolezza che l’umanità è la nostra comune identità da difendere.

 

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