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Emma Amiconi: democrazia & cittadinanza attiva


Foto 61 amiconi

 

Affinchè l’esercizio di carità possa essere al di sopra di ogni sospetto (…) si abbia riguardo alla dignità della persona che riceve l’aiuto (…), l’aiuto sia regolato in modo tale che coloro i quali lo ricevono vengano a poco a poco liberati dalla dipendenza altrui e divengano autosufficienti” afferma il primo statuto della Caritas Italiana risalente al 1971 e sul quale Emma Amiconi, presidente di Fondaca (Fondazione per la Cittadinanza Attiva) ha voluto far riflettere i corsisti alla fine della settima lezione della Scuola di democrazia intitolata “Democrazia & cittadinanza attiva”. Diretta, senza fronzoli, pragmatica si è presentata così Amiconi sabato 6 aprile a quanti sono giunti numerosi presso la sala “San Francesco” della parrocchia “Maria SS. Immacolata” di Giovinazzo. L’incontro, così come tutto il percorso di formazione politica, è stato organizzato dalla Diocesi di Molfetta, Ruvo, Giovinazzo e Terlizzi e dall’Associazione “Cercasi un fine- Onlus”, in collaborazione con l’Ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro, la Consulta per le Aggregazioni Laicali, l’Ufficio Socio Politico dell’Azione Cattolica e l’Osservatorio per la legalità e per la difesa del Bene Comune di Giovinazzo e in sinergia con le redazioni di “Luce e Vita” ed “In Città”.

Dottoressa Amiconi, si è trovata oggi ad affrontare il corposo tema di democrazia e cittadinanza attiva.
Ho illustrato prima di tutto il dispositivo della cittadinanza democratica per poi enucleare le novità che emergono dall’ambiente della cosiddetta “cittadinanza attiva”. In Italia l’Istat ha censito 100mila realtà nel 2011, ma probabilmente sono molto più numerose. Si occupano in maniera indipendente di tutela di diritti, di beni comuni e di empowerment (la promozione dell’autonomia di soggetti in condizioni di debolezza o emarginazione, ndg)”.

Nel corso della sua esperienza come ha visto evolversi la percezione dei cittadini nei confronti di questo tipo di partecipazione così diversa dal modello tradizionale, ma allo stesso tempo così capace in questi anni di trovare un riscontro sempre maggiore?
Molto spesso i cittadini avviano le forme di partecipazione quasi per necessità, in assenza di altre forme di intervento politico che li rappresentino o li tutelino. Ovviamente quando poi queste attività riescono a raggiungere dei risultati territoriali o trovano spazio nei regolamenti, nelle leggi e persino, come nel caso della sussidiarietà circolare, nella Costituzione proseguono con rinnovata energia”.

Tanti i suoi campi di applicazione: dalla maturazione dei diritti già esistenti a quelli ancora da conquistare.
Sicuramente in questi venti anni l’attività ha dato voce e tutela a diritti consolidati come quello all’istruzione o alla salute, ma ha anche creato consenso culturale e nuovi standard per diritti che prima non erano riconosciuti come tali. Un esempio? I diritti dei malati. Inizialmente persone considerate per principio solo dei numeri e non dei cittadini con diritto a un nome e cognome o a un pasto decente”.

Una concretezza in cui il cittadino si sta identificando sempre di più. Il contrario di ciò che sta accadendo ad un altro tipo di partecipazione, quella al voto.
Secondo le rilevazioni degli ultimi anni i cittadini partecipano sempre più all’attivismo civico, ma sono sempre meno coloro che si recano alle urne. Un dato che se da una parte ci dimostra l’esistenza della disponibilità all’impegno sulle politiche pubbliche, dall’altra ci fa capire quanto sia necessario affrontare e risolvere il tema della fiducia nella politica tradizionale”.

Quali, secondo lei, le maggiori difficoltà riscontrate dal cittadino nell’approcciarsi alla politica di oggi?
Sono dovute ai tempi oltraggiosamente lunghi, all’incapacità di dare risposte certe e concrete e anche alla difficoltà di una pianificazione delle scelte, delle decisioni e della loro messa in pratica che tenga conto anche della competenza degli attori non addetti ai lavori, come ad esempio i cittadini”.

Un momento oggettivamente di crisi, in che modo le forme di attivismo civico possono diventare un valido strumento per uscirne fuori?
La cittadinanza attiva avvalendosi di forme diverse può sperimentare modelli e pratiche legati alle politiche pubbliche che potrebbero essere poi recepiti nel circuito nazionale diventando una delle strade da percorrere. L’attivismo civico potrebbe restaurare e reinventare le forme di cittadinanza e di democrazia che risentono dell’incertezza esistente a livello globale, sociale, culturale ed economico”.

Oltre a esperienze di cittadinanza attiva e a corsi di formazione come questo quali altri strumenti potrebbero far raggiungere ai cittadini una maggiore consapevolezza politica?
Sicuramente tanta informazione. La circolazione di buone notizie, ma anche la diffusione delle difficoltà che si incontrano o che si prevede possano presentarsi. Formazione e informazione sono sicuramente i primi due strumenti da utilizzare”.

Il tutto guardando alla dignità umana come centralità dell’agire. Una personalità di spicco del mondo cattolico molto attenta alla tutela dei diritti, soprattutto degli ultimi, è stato senz’altro Don Tonino Bello. Ha mai avuto modo di incontrarlo?
Mi trovavo qui per un viaggio politico civico. All’epoca Don Tonino iniziava ad ospitare le famiglie dei senzatetto: ho avuto con lui un lungo colloquio, di cui conservo un ricordo prezioso”.

Un’impronta che senz’altro ha lasciato il segno nel percorso di Emma Amiconi anche lei ispirata nel suo agire sia alla centralità della persona che alla concretezza dei problemi che ognuno di noi si trova ad affrontare ogni giorno.
Prossimo e penultimo appuntamento della Scuola di democrazia sabato 11 maggio, sempre presso la sala “San Francesco” della parrocchia “Maria SS. Immacolata” di Giovinazzo, con la lezione dal titolo “Democrazia & sussidiarietà” tenuta da Nicola Colaianni, magistrato della Suprema Corte di Cassazione oltre che professore ordinario di diritto ecclesiastico presso l’Università degli Studi di Bari.

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