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Anche i lecci di Piazza della Rimembranza minacciati da una forma di Xylella


rimembranze 5

 

L’estate scorsa si è avuto modo di notare che gli alberi lungo il fronte del mercato giornaliero di via Cappuccini e, in parte, anche i lecci della piazza della Rimembranza, dinanzi al monumento del Calvario, erano infettati da batteri, appena percettibili, che sprigionavano una specie di materiale patogeno che, cadendo a terra copiosamente, sporcava la pavimentazione sottostante all’albero. Ne avevo fatto cenno con il mio scritto dal titolo “Incalza il depauperamento del patrimonio arboreo”, pubblicato sempre su questo canale informativo il 5 novembre dello scorso anno. Quel mio segnale, purtroppo, non ha mai preoccupano nessuno, neppure chi è preposto alla tutela del patrimonio arboreo e allo stesso decoro delle aree a verde pubblico. E, così, in assenza di una qualsiasi analisi dell’origine della infezione, nel periodo invernale, quando l’insetto è a riposo, come anche di un qualche trattamento chimico efficace, nel corso della primavera, ora, molti alberi di leccio presentano la chioma con evidenti segni di disseccamento. Il deperimento non solo si aggrava giorno dopo giorno a danno della pianta attaccata dalla malattia, ma pare si stia estendendo sempre più a un maggior numero di piante.

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Basta un semplice sguardo a quegli alberi infettati per capire la gravità della loro sofferenza e percepire il rischio che possano andare del tutto distrutti, a causa di quell’ignoto elemento patogeno che attacca le piante con tanta celerità e virulenza.
La situazione, infatti, a me pare si sia aggravata in maniera drammatica nelle ultime settimane: diversi alberi sembrano ormai destinati a disseccarsi, per come appaiono spogli di foglie nelle parti superiori. E’ per questa ragione che vengo a lanciare l’allarme rosso per quel polmone di verde nel centro della città che fu dedicato, cento anni fa, ai caduti della prima guerra mondiale che combatterono per la conquista dei restanti territori nazionali dopo l’Unità d’Italia. Se non s’interviene con estrema urgenza l’intera dotazione di alberi ornamentali di quella storica Piazza, ho timore, che vada completamente perduta per incuria e disinteresse di tutti.

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E, non è tanto per scrivere di qualcosa!

Qualche anno fa nella zona protetta del basso Salento, da Otranto a Tricase, la distesa di lecci che caratterizza la fascia costiera, fu colpita da un esteso focolaio di infestazione e molti alberi andarono estirpati in modo da distruggere alla radice il parassita.
Ed è questa circostanza che mi spinge a denunciare la vicenda e sollecitare, al tempo stesso, l’Amministrazione perché prenda consapevolezza di un tale grave rischio che possono correre i nostri lecci e, quindi, si adoperi urgentemente per valutare la natura dell’invasione batterica che si va estendendo sul Parco di via Cappuccini. Si assaldi un qualche esperto, fitopatologo o agronomo, che possa analizzare lo stato d’infezione di queste piante, tipiche del nostro territorio, e che possa trovare, quanto prima, una soluzione in grado di debellare il parassita che le aggredisce.
E’ tempo che si metta fine con assoluta tempestività alla pur contestata superficialità con cui si sta gestendo il patrimonio arboreo comunale. Si decida, quanto prima, di intraprendere un piano efficace di protezione dell’intera dotazione del verde cittadino, dopo un completo censimento di tutte le specie, presenti sul territorio, e, quindi, si programmi un’operazione, anche graduale, di ripristino di tutte le piante andate distrutte o abbattute per una causa o per un’altra.

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Riguardo poi al Parco della Rimembranza non è per niente comprensibile che quelle piante possano essere lasciate morire. Ognuno di quegli alberi, all’atto della piantumazione, fu dedicato a un soldato caduto sul fronte orientale dell’arco alpino e fu consegnato ai suoi famigliari con l’apposizione di una targa che richiamava le generalità del soldato e la circostanza della sua morte nell’aspra battaglia del fronte. Fino agli inizi degli anni ’50 del secolo scorso, il 4 novembre, giorno dell’armistizio che chiuse il conflitto mondiale (4 novembre 1918) i caduti cui era stata assegnata una pianta erano commemorati con una particolare cerimonia di suffragio, tant’è che i famigliari del milite appedeva all’albero a lui dedicato la sua foto e lo adornava con coccarde. Oggi in quel luogo non c’è più una targa o una stele che ricordi la costruzione e la dedicazione del sito ai tanti giovani fanti inghiottiti dalla morte, sacrificio pagato per amor patrio, come allora si diceva.

Dunque, sarebbe veramente, indegno non mettersi all’opera per salvare quelle piante e ripristinare quelle che andranno perse a colpa della nostra scarsa attenzione al verde pubblico e ai beni comuni della città. Magari sentire il bisogno di attivarsi in rispetto alla memoria di quella nostra gioventù, vittima nelle trincee di quello spaventoso evento bellico che cambiò il volto dell’Europa e della stessa storia dei popoli d’occidente.

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