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IMAGE AUMENTA LA DIFFERENZIATA E RINCARA LA TASSA RIFIUTI

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AUMENTA LA DIFFERENZIATA E RINCARA LA TASSA RIFIUTI


ARO 4

 

Ancora una volta, la tassa per il servizio ritiro rifiuti e di spazzatura da addebitare quest’anno, è stata resa nota, diciamo così, con uno scoop politico. L’anno scorso, qualcuno ricorderà, che per un’irrisoria riduzione dell’imposizione fiscale, rispetto al 2017, l’Amministrazione comunale e i partiti della Maggioranza si precipitarono a pubblicare un manifesto trionfalistico, affisso in ogni spazio disponibile della città, che inneggiava: “La TARI diminuisce”. Si puntava con tal espediente a propagandare che l’introduzione della raccolta differenziata dei rifiuti cominciava a dare i primi risultati positivi per i cittadini con lo sgravio della relativa tassa, sia pure in misura appena percettibile. Lo slogan riprodotto era appunto: GIOVINAZZO CRESCE – Questi i dati. Questi i fatti. All’Opposizione lasciamo la fuffa. Quest’anno, invece, l’ufficializzazione dell’incremento della TARI si è fatta nella forma di un dépliant ricognitivo prodotto dal dott. Iannone, l’esperto consigliere comunale di tariffazione. Con un’intervista, alquanto estrosa, rilasciata l’8 aprile a un organo d’informazione locale, il consigliere di F.I. ha comunicato le percentuali d’incremento delle aliquote della TARI, per l’anno 2019, appena rilevabili (dello 0,9 %) per le utenze domestiche, più consistenti (del 5,59%) a carico dei gestori di attività produttive e commerciali e professionisti vari. Gli incrementi delle aliquote sarebbero dipesi dagli aumenti dei costi complessivi del servizio, stimati in € 4.237.153,31 per il 2019, a fronte dell’importo dichiarato l’anno scorso di € 4.087.926. In sostanza, il dott. Iannone dà atto che, pur aumentando sensibilmente gli indici della raccolta differenziata, eseguita dai cittadini, passata dal 72% del 2017 al 74,6% del rifiuto prodotto nel 2018, pari a tonn. 8.420, sono in crescita i costi del servizio, compreso quello dello spazzamento delle strade; costi che, per legge, devono essere interamente ripagati dal corrispondente tributo da incamerare nell’anno di riferimento. In altri termini, il dott. Iannone, a nome anche di tutti gli uomini che sono al governo della città, ha dovuto ammettere che la tendenza è quella che i costi del servizio aumentano a causa delle crescenti spese che il Comune incontra per lo smaltimento dei rifiuti, nonostante siano stati separati e consegnati distintamente a cura dell’utenza. E tanto si deve al fatto che manca un’impiantistica pubblica, di pertinenza dell’ATO (Ambito Territtoriale Ottimale), attiva per le operazioni di trattamento e smaltimento finale dei rifiuti, per cui ci si affida ad aziende private specializzate, secondo la classe del rifiuto da smaltire, dislocate in località diverse e distanti, le quali chiedono corrispettivi di mercato. Per ovviare all’esosità degli esborsi che necessitano per il trattamento finale dei rifiuti, il dott. Iannone suggerisce di tornare a smaltire i rifiuti, una volta pretattati, in discariche pubbliche o presso termovalorizzatori, da costruirsi quanto prima, in modo da chiudere, veramente e in via definitiva, il ciclo della gestione dei rifiuti urbani.

Insomma la raccolta differenziata non risolve affatto il sistema rifiuti, ma semplicemente gestisce la prima fase del ciclo, che, senza un adeguato trattamento, non si completa. Per questo si ritiene che il ricorso a valle per le lavorazioni terminali presso impianti industriali di termovalorizzazione o d’incenerimento sia la soluzione utile per addivenire alla chiusura del ciclo e, pure, ad un recupero economico del sistema di trattamento di RSU.

Non è solo Iannone, per la verità, a pensarla in questa maniera, da più aree politiche, specie di destra, si è ormai orientati a risolvere il problema con la costruzione di termovalorizzatori all’avanguardia, ad alta efficienza tecnologica.
Mi pare strano, però, che il dott. Iannone, oggi, auspichi una tale soluzione e ne faccia aperta menzione, quando appena un anno fa, il 16 marzo 2018, il Consiglio Comunale, con la partecipazione degli altri sindaci del comprensorio, lui assente a quel consesso, si schierò contro l’insediamento, presso l’ASI di Bari, dell’inceneritore NEWO. Quell’impianto, secondo gli accordi intercorsi con l’AMIU, avrebbe introdotto un procedimento di ossicombustione del rifiuto biostabilizzato per il trattamento finale di RSU. E lo stesso Depalma, su mandato della Giunta del successivo 30 marzo 2018, condiviso anche dell’Assessore del suo partito, Gaetano De Palo, si è esposto a sostenere il Comune di Modugno, concorrendo come parte attorea del ricorso al TAR per impugnare l’autorizzazione AIA, rilasciata dalla competente Direzione Tecnica della Regione, alla costruzione dello stabilimento NEWO presso l’area industriale metropolitana.

ARO 1

 

Questo per dire, come ormai è ricorrente, che, quando si deve gravare ulteriormente di tasse il cittadino, si cerchi di attribuire responsabilità alla parte politica avversa che precedentemente ha avuto la gestione della cosa pubblica. Per la circostanza il dott. Iannone ha dichiarato che l’addebito dell’aumento dei costi di gestione del servizio è da attribuire agli ultimi Governatori di sinistra della Regione che non sono riusciti a risolvere il problema del riciclo e recupero dei rifiuti a livello sovra comunale. Trascura, invece, del tutto di sottolineare la scarsa efficacia dell’organismo pubblico di comunicare agli amministrati l’importanza di una sempre più corretta condotta a differenziare i rifiuti per migliorare la capacità di recupero degli scarti di consumo, senza trascurare, infine, la imminente necessità di ridurre drasticamente la produzione dei rifiuti a qualsiasi livello e in qualsiasi modo.
Conclude, comunque, il suo manifesto comunicativo col dare assicurazioni ai cittadini che, una volta realizzato il locale Centro di Raccolta Rifiuti, già finanziato, e con la imminente attivazione delle isole ecologiche, le aliquote della TARI andranno a decrescere, salvo l’eventuale applicazione del ticket per il conferimento dei rifiuti al sito di diretta consegna. Un’altra promessa che il prossimo anno la tassa dovrebbe essere rivista al ribasso.
Personalmente non credo che quanto da ultimo prospettato dall’esperto consigliere sia la strategia giusta per arrivare a pareggiare i conti dell’intera gestione, anche perché non si ha, realisticamente parlando, la cognizione effettiva dell’ammontare dei costi del servizio. I relativi dati contabili riferiti alle spese sostenute nel corso del 2018, riportati nel PEF -Piano Economico Finanziaro-, completamente redatto dall’impresa appaltatrice, la S.r.l. Impregico, e, in base ai quali la soc. Municipia ha definito le aliquote tariffarie della Tari, non sono per niente certificati dalla Dirigenza comunale. L’Apparato direzionale dell’Ente che detiene le relative documentazioni delle forniture e le fatture di pagamento delle prestazioni non ha attestato gli indicatori economici riportati nel Piano previsionale relativo al 2019, né tanto meno ha comprovato il risultato della gestione 2018. Ed è questo, appunto, il rilievo che ogni anno indirizzo al consigliere Iannone, che si fa carico, per conto dell’Esecutivo, di questa partita tributaria, ma che sistematicamente non si premura di verificare la reale consutivazione della gestione economica e finanziaria dell’appalto. Il PEF, infatti, pur non avendo una stretta natura di elaborato fiscale, non può disattendere la prescrizione dell’art. 8 del D.P.R. n.158/199 e dello stesso Regolamento comunale. Dette disposizioni impongono all’organo di governo la presentazione del riscontro del risultato economico dell’anno precedente (2018) e, quindi, l’analisi degli scostamenti che si sono registrati e le eventuali cause che l’hanno originati rispetto alla stima della spesa preventivata, come sopra indicata per il 2018, in € 4.087.926. Insomma, a chiusura del 2018, qual è stata la spesa effettiva assunta a debito del servizio, comprensiva anche delle prestazioni, fuori contratto, ordinate alla società appaltatrice e/o commissionate ad altre imprese? E, ancora, i ricavi della TARI, incassati nel 2018, hanno pareggiato gli effettivi pagamenti sostenuti per tutte le forniture eseguite in esecuzione al contratto di appalto e per altre commesse straordinarie affidate, di volta in volta? Ci sarà pure una struttura amministrativa del Comune che è in grado di prospettare e certificare un tale quadro economico a consuntivazione? E’, infatti, del tutto innegabile, che sulla base proprio delle risultanze di tali indicazioni economiche si debba poi procedere a determinare l’articolazione tariffaria ai fini della copertura completa della gestione.

ARO 2

 

Riprendendo, pertanto, quanto sostenuto anche negli anni scorsi sarebbe questa la valutazione che il cittadino si aspetta dall’organo politico ai fini di una trasparente e chiara articolazione della tariffa da imporre, ma anche per avere un raffronto della qualità del servizio in rapporto a quanto gli viene gravato con l’imposizione della tassa. Altrimenti i sospetti di un’approsimazione del computo delle aliquote della TARI permangano, e sono anche tanti, ancorchè le linee di definizione tributaria siano state elaborate da una società esterna, specializzata del settore, il cui lavoro, per il calcolo tariffario fornito, ha comportato una spesa di quasi € 6.000,00 a carico delle casse comunali.

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