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PROBLEMATICO SI STA RIVELANDO L’UTILIZZO COMMERCIALE DI SPAZI PUBBLICI URBANI


ARTICOLO gIUSEPPE

 

Particolarmente incisiva è stata la politica di Depalma, sin dal suo insediarsi al Palazzo, per un deciso impulso alle attività commerciali, favorendo l’apertura di locali con l’utilizzo di spazi pubblici e, perfino, di esercizi interamente su aree urbane. Da sempre, infatti, ha sostenuto che una rivitalizzazione del commercio, automaticamente, avrebbe indotto a dinamiche virtuose di attrattività dei consumi domestici e, per questa via, una maggiore affluenza di turisti e di frequentatori delle nostre spiagge. E, in ragione di questo slancio dell’economia urbana, si è avuto un notevole incremento di esercizi di ristorazione e di locali d’intrattenimento, a cominciare nel centro storico e, di seguito, lungo la fascia costiera e, per giunta, l’installazione di centri commerciali sulle strade e sugli spazi pubblici, particolarmente quelli adiacenti al litorale. Diversi bandi sono stati indetti al fine di poter assegnare aree, poste in prossimità di strutture balneari, per insediarvi attività commerciali per tutto il periodo estivo. Come pure si sono moltiplicate le richieste dei gestori di bar e ristoratori di occupare suoli e piazze adiacenti ai loro esercizi per ampliare l’offerta dei servizi con la consumazione all’aperto.

Lungi da me puntare il dito contro chi opera nel settore commerciale e, in particolare, contro gestori che espandono i loro locali con dehors impiantati su suolo pubblico, o di chi anima le ore notturne dei giovani con la movida estiva. Tuttavia, alla luce di quanto si ricava, in questi giorni, dai notiziari ufficiali del Comune, sembra emergano criticità non trascurabili allo sviluppo di tali iniziative. Naturalmente le insorte problematicità attengono in maniera incidente allo stato e alle misure attuative di un corretto ordinamento delle autorizzazioni comunali alle attività commerciali all’aperto. E tanto sembra originarsi dalla necessità di assicurare garanzie di sicurezza e rispetto dell’ordine pubblico e dell’ambiente, di conformità alle normative in materia di suolo pubblico occupabile, e, ancor più, di osservanza delle rigorose norme igienico-sanitarie che disciplinano il commercio e la somministrazione di alimenti e bevande. A fornire prova del complicarsi di queste situazioni mi è parso il deliberato che la Giunta Comunale ha adottato, nella forma d’indirizzo politico, appena il 20 marzo scorso, riguardo al rintraccio delle aree pubbliche, idonee per essere utilizzate da esercenti qualificati ad attività commerciali nel periodi estivo. Su prospettazione dell’Assessore alle Attività Produttive, peraltro, assente a quel consesso giuntale, l’Organo di governo ha richiamato la Dirigenza, che sovrintende alla gestione del territorio, a segnalare quelle aree in fregio ai litorali che abbiano le caratteristiche per essere destinate a esercizi di vendita e, quindi, le specifiche tecnico-legali per un’appropriata regolamentazione delle attività commerciali da insediare su quei siti a cura di privati concessionari. Con lo stesso provvedimento è stato, pure, disposto che tutte le richieste presentate finora per l’ottenimento di spazi pubblici a scopo commerciale non abbiano a essere prese in considerazione, necessitando un intervento riorganizzativo dell’Ufficio SUAP (Sportello unico per le attività produttive) con un adeguato supporto giuridico adeguato a disciplinare l’intera materia.

attività 2

 

E’ strano che, dopo aver concesso suoli, a titolo oneroso, e conferito le relative autorizzazioni abilitative a esercitare impianti commerciali su aree pubbliche e, sono in via di conclusione procedure concorsuali per altri insediamenti del tipo su spazi già definiti con precedenti atti, la Giunta, d’improvviso, decide di sospendere ogni procedimento fin qui condotto.

E, non è tutto!

Parallelamente sono state rese pubbliche alcune Ordinanze del Sindaco contro diversi gestori di ristorazione che indebitamente, senza alcuna autorizzazione comunale, occupano da qualche tempo aree pubbliche con tavolini, sedie e ombrelloni vari, quindi, con strutture dehors esterni ai loro locali. Le cronache degli ultimi mesi, riportanti le denunce dell’ARAC (Associazione dei Commercianti) ma anche segnalazioni di semplici cittadini, hanno dato grande risonanza al fenomeno dell’occupazione abusiva di suolo pubblico, da parte di titolari di alcuni esercizi commerciali. E, di fatto, a carico degli esercenti, sprovvisti di concessioni dei suoli, o per occupazioni irregolari, diverse sono state le contravvenzioni rilevate dagli agenti della Polizia municipale in violazione della normativa in materia e dello stesso Regolamento Comunale ed, in via principale, dell’art. 20 c.4 del nuovo Codice della Strada. Allegati alle Ordinanze del Sindaco sono acclusi, infatti, i suddetti verbali di contestazione delle infrazioni, regolarmente notificati ai contravventori, essendo tutti risalenti a diversi mesi addietro. Pur ricevendo ripeture contestazioni per la medesima violazione, i titolari contravvenzionati non hanno dato attuazione alle relative prescrizioni di rimuovere le opere abusive allocate sul suolo pubblico. Da quelle carte pubblicate, che denotano violazioni di leggi e regolamenti, non è possibile dedurre se i trasgressori stessi abbiano pagato la sanzione amministrativa inflitta per le infrazioni al Codice della Strada e se, nei loro riguardi, siano state attivate azioni esecutive. E’, invece, certo e palese il loro comportamento a disattendere la diffida dell’autorità di polizia, di rimuovere le cose che occupano indebitamente il suolo pubblico. Pertanto, il Sindaco è stato costretto a intervenire nei loro confronti con l’emissione del provvedimento ordinatorio. Depalma non ha fatto altro che attenersi alla legge che prevede, nei casi di specie, oltre all’applicazione della sanzione amministrativa indicata nei verbali, che: “sulle le strade urbane il sindaco, ricorrendo motivi di sicurezza pubblica, può ordinare l’immediato ripristino dello stato dei luoghi a spese degli occupanti e, se si tratta di occupazione a fini di commercio, la chiusura dell’esercizio fino al pieno adempimento, per un periodo non inferiore a 5 giorni”. Dunque, in maniera del tutto legittima e opportuna si è esplicitata la potestà ordinaria sindacale, messa in atto da Depalma a mezzo dell’atto con cui ha intimato ai contravventori di ripristinare lo stato originario dei luoghi dietro la reazione sanzionatoria della chiusura, per un periodo di 5 giorni, dell’esercizio commerciale.

Ma perché Depalma ha atteso tanto a intervenire con l’Ordinanza e non vi ha provveduto tempestivamente già con la prima mancata ottemperanza al dispositivo degli agenti accertatori della violazione a rimuovere le opere abusive? Trattasi, infatti, di un intervento, quello del Sindaco, successivo a violazioni che si sono procrastinate continuativamente nel tempo, e per un periodo anche abbastanza esteso, almeno per quanto si percepisce dalle ripetute contestazioni che sono state elevate, a distanza di mesi, e sempre per la stessa violazione dell’indebita occupazione di suolo pubblico.

E così pure sembra sia mancata una tempestiva comunicazione di dette violazioni al Comando della Guardia di Finanza, con la trasmissione di una copia del verbale di accertamento redatto da parte dei Vigili Urbani, trattandosi di occupazioni a fine di commercio (art.3 c.18 della L.n.95/2009), Detto adempimento è stato assolto solo ora con l’invio della copia delle Ordinanze sindacali.
E va pure annotato che, riguardo alla condotta di occupazione di suolo pubblico con finalità di commercio, il trasgressore, oltre alla sanzione dell’art. 20 del Codice della Strada, dovrebbe soggiacere anche a sanzioni di ordine penale, potendosi intravedere, in questi casi, il reato di “invasione arbitraria di terreni o edifici pubblici al fine di trarne profitto”, punito dall’art. 633 C.P..
Sembra, in definitiva, palese che ogni indebita occupazione, in modo stabile, della sede stradale, come di qualsiasi altro spazio pubblico, con cose o installazioni varie, integri tanto la violazione di una norma amministativa a tutela degli utenti stradali, quanto quella di rango penale rivolta, invece, a garantire il libero utilizzo del patrimonio pubblico.

attività 4

 

Ritengo, pertanto, che la lotta all’abusivismo di cui si parla, come ogni altro fenomeno illecito, non possa, tuttavia, essere relegato all’astratto piano normativo ed alle sue potenziali reazioni sanzionatorie applicate solo per alcuni casi e non per altri. Sta bene perseguire chi avanti al proprio esercizio disloca sistematicamente sedie, tavolini e obrelloni, senza la prescritta autorizzazione comunale. Non si può, però, lasciare impuniti tutti quelli che tengono fuori dai loro locali una serie di contenitori carrellabili, ove depositano i rifiuti che producono giornalmente. Un fenomeno dilagante che rende indecoroso tutto il centro cittadino.

Eppure si era stato propagandato che con la raccolta differenziata sarebbero stati eliminati dalle strade tutti i cassonetti dell’immondizia, Ritirati i contenitori comuni del Servizio nettezza urbana del Comune, stazionano, invece, copiosi, in ogni dove, quelli privati di negozianti, esercenti e, perfino di circoli ricreativi. Sarebbe questa un’occupazione ammessa da qualche norma?

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