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IL “GIUSTO INDENNIZZO” PER L’ESPROPRIO DEI SUOLI DEL NUOVO CIMITERO.


tricarico 3

 

Un’altra grossa tegola per l’amministrazione Depalma.

 

Scrivere del nuovo cimitero cittadino è quanto mai impossibile se si considera l’indicibile e l'immane, quanto incomprensibile, travaglio politico-decisionale e amministrativo che l’ha caratterizzato. Già dalla progettazione e relativa scelta dei terreni da occupare, si è dibattuto tanto, e poi per il complicato iter  col sistema del project financing convenuto con la s.r.l. Italstudi di Roma, e, perfino, per gli emergenti costi gestionali dell’impianto e, ancora, per l’improprio utilizzo a campo di inumazione della parte della Zona VII, rimasta non edificata. Per i lettori che volessero approfondire le molteplici vicissitudini di quest’opera pubblica, possono consultare, sempre su questo sito, miei più recenti scritti: “Camposanto, Tom gira la testa dall’altra parte”, in data 27.02.2017; “Cimitero: Situazione di assoluta emergenza”, in data 16.10.2017; e, infine, “Nuovo Cimitero: ennesimo contenzioso sui suoli requisiti dal Comune”, pubblicato il 10 aprile 2017.

Proprio con quest’ultima esposizione dell’aprile 2017 avevo notiziato sugli esiti della decisione del TAR, n.405 del 12.03.2015, circa l’annosa controversia insorta tra il Comune e il sig. Tricarico Giuseppe, proprietario dei terreni, requisiti per l’ampliamento cimiteriale con decreto di occupazione datato 21.07.2007. Nello specifico dell’impugnativa, azionata da Tricarico, il Collegio ritenne di dover invalidare le procedure espropriative, messe in atto tardivamente dal Comune, dando ragione al ricorrente medesimo che eccepiva l’illegale possesso del suo terreno da parte del Comune. E, infatti, in conseguenza di tale sentenza, su indicazione dello stesso giudice amministrativo, si rimediò a sanare l’indebita situazione possessoria dei suoli, ormai edificati con sepolcreti, per mezzo di un procedimento espropriativo a sanatoria, ex art. 42 bis del D.P.R. 327/2001, deciso dal Consiglio Comunale con Delibera n.7 dell’13.01.2016. Solo a seguito delle nuove procedure di esproprio si rese possibile l’acquisizione alla demanialità comunale della parte dell’immobile sottratto al sig. Tricarico, in precedenza, per l’ampliamento del cimitero. Con lo stesso provvedimento consiliare fu stabilito anche l’accreditamento a Tricarico della somma di € 40.000,00, depositata presso la Cassa Depositi e Prestiti, sia come indennità d’esproprio, sia come indennizzo per il depauperarsi delle attività agricole presenti sul campo acquisito alla proprietà comunale. L’importo non fu ritenuto per niente soddisfacente da Tricarico, che chiedeva ben € 971.697,10. E, nell’impossibilità di adivenire a una soluzione compromissoria, il Tricarico fece ricorso alla Corte di Appello, ai sensi dell’art.702 bis c.p.c., per vedere riconoscere le sue pretese a titolo di indennizzo espropriativo e del pregiudizio patrimoniale e non, sofferto per la sottrazione del terreno, all’epoca coltivato per la produzione di sterlizie.

A gennaio scorso, a distanza di due anni dal ricorso, è arrivato il verdetto della Corte di Appello che ha definito la causa determinando il giusto indennizzo spettante a Tricarico in complessivi € 213.915,00, oltre, ovviemente, gli interessi e il rimborso delle spese legali e di giudizio, ripartite fra le parti secondo il giudicato. Naturalmente la Corte adita, per arrivare alla decisione, si è avvalsa compiutamente dell’espletamento di un Consulente Tecnico d’Ufficio che, sulla base della destinazione urbanistica dei suoli interessati, dei regimi vincolistici imposti sul bene anche da Piani territoriali sovracomunali, come anche dell’utilizzo agricolo che aveva il campo espropriato al ricorrente, ha valutato in complessivi € 194.300,00 l’indennità per l’acquisizione dei suoli da parte del Comune e in € 19.615,00 il soddisfo per l’occupazione legittima degli stessi, oltre interessi.
Sicchè, in esecuzione di detto giudicato, il Comune è chiamato a un esborso di una somma rilevante, all’incirca € 250.000,00. Forse anche più se si considerano le spese accessorie e di giudizio e la stessa parcella preventivamente deliberata al proprio legale, Avv. Domenico Colella, di ben € 20.000,00, a carico del bilancio 2017.

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Certo non è l’esorbitante somma di € 971.000,00 chiesta da Tricarico, ma è pur sempre un’esposizione debitoria ragguardevole che, a parte il deposito dei 40.000,00 euro, gia accantonati presso la Cassa Depositi e Prestiti, dovrà essere saldata attingendo per lo più al bilancio, in approntamento, per l’anno in corso.
Sta di fatto che l’annosa vertenza non pare possa ritenersi completamente definita! Perché, le approfondite indagini e stime prodotte dal Consulente della Corte di Appello, ing. Matteo Quagliariello, hanno evidenziato qualcosa di rilevante circa la caratterizzazione urbanistica dell’ immobile in contesto. È stato chiarito che sia la porzione dei suoli oggetto della controversia come anche l’altra rimasta di proprietà di Tricarico su cui fu rilasciato nel 2005 un permesso edilizio per l’installazione di serre stagionali con impianto irriguo e vasca di raccolta, ricadono nella fascia costiera, protetta ai sensi del D.Lgs. n.42/2004 (Codice dei Beni Culturali).

Or dunque, per qualsiasi insediamento su suoli compresi nel PPTR e ritenuti come tale beni paesaggistici costieri, secondo le Norme Tecniche attuative di detto strumento, è prescritto il rilascio dell’Autorizzazione paesaggistica, allo stato, di competenza dell’apposita Commissione Comunale. E, a tal proposito, l’Ufficio Urbanistico del Comune ha avuto modo di rilevare che la licenza edilizia, a suo tempo, rilasciata a Tricarico è sprovvista, appunto, di tale Autorizzazione.
Tanto è bastato per dichiarare fuori norma quel titolo edilizio, rilasciato dal Comune nell’aprile 2005, e, da subito, lo stesso è divenuto oggetto di uno specifico procedimento di annullamento a iniziativa dell’Ufficio.
Potrebbe apparire uno scoppio di ripicca contro Tricarico, questa procedura di annullamento da parte della Direzione Urbanistica del Comune, nei termini e per i tempi in cui è stata dichiarata l’illegittimità della licenza edilizia rilasciata tanto tempo addietro.

Può, forse, ritenersi questa un’ipotesi azzardata?
Mica tanto! Se si valuta che l’asserita questione dell’irregolarità della licenza edilizia è emersa solo dalla valutazione tecnica-economica, esperita dal CTU, nel prodursi dell’azione giudiziaria, e, quindi, resa nota solo a seguito della notifica del dispositivo giudiziale della Corte di Appello.
Ma, a parte tutto quello che ne deriverà da questa sconcertante evenienza, viene da porsi almeno qualche significativa domanda nell’interesse generale dei cittadini che alla fine ne sopportano le conseguenze di questa discutibile condotta gestionale.

Perché mai, all’epoca, non si diede corso a una regolare procedura di esproprio, piuttosto che convenire quell’accordo di cessione volontaria della porzione di terreno da parte di Tricarico a fronte del riconoscimento nei suoi confronti a poter utilizzare la restante parte a colture vivaistiche, mediante rilascio della licenza edilizia oggi contestata?

Perché non si avviò il procedimento espropriativo sull’intero immobile di mq. 9.438 di proprietà Tricarico in modo che una parte fosse destinata all’ampliamento della cinta cimiteriale e la restante a parcheggio pubblico a servizio del camposanto e degli insediamenti balneari sulla fascia costiera?
Trovo difficile ritenere che si sia operato nell’interesse generale, visto anche, che non sono di poco conto, le relative ripercussioni sulle casse comunali di tale strambo patto tra Comune e Tricarico, del resto, mai tradotto in un formale atto negoziale.

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